Il vescovo: «Il Giubileo sia impegno concreto verso deboli e fragili»

Monsignor Tremolada: «Torniamo a parlarci a stringersi la mano, a guardare avanti insieme»
  • L'apertura del Giubileo a Brescia
    L'apertura del Giubileo a Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Un tempo in cui promuovere ancora di più la solidarietà verso i più deboli, la cura per i più fragili, l’accoglienza dei bisognosi.

Aprendo il Giubileo nella nostra diocesi, il vescovo Pierantonio Tremolada ha ribadito con forza ciò che deve rappresentare l’anno santo: certamente un periodo dove trovino posto la preghiera e la meditazione personale, ma anche un tempo, appunto, nel quale la speranza diventi qualcosa di concreto, soprattutto nei confronti degli ultimi. Nei confronti di quegli invisibili, come ci ha detto il pastore della Chiesa bresciana, «che sono tali solo perché siamo noi a non volerli vedere». Il Giubileo quindi come occasione anche per aprire gli occhi di tutti noi.

Pellegrini

Papa Francesco ha dato il via ufficiale al Giubileo con l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro nella notte di Natale; ieri invece l’anno Santo è stato aperto nelle varie diocesi del mondo, essendo un Giubileo ordinario le Porte Sante saranno solo a Roma. Nelle varie diocesi sono state istituite le chiese giubilari (nove fanno capo alla Diocesi di Brescia, due a quella di Verona), «mi piacerebbe che queste chiese diventassero dei centri di preghiera - ha detto il vescovo Tremolada -, luoghi in cui fare esperienza di speranza e di misericordia».

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Il vescovo Tremolada apre il Giubileo a Brescia

La celebrazione di ieri è iniziata nella chiesa di San Giuseppe, poi il vescovo in processione (con tra le mani la reliquia della Santa Croce) ha raggiunto il duomo; la presenza molto significativa di fedeli è stata la certificazione di quanto il Giubileo resti un evento molto sentito dai fedeli.

«Siamo invitati da papa Francesco ad essere in questo anno giubilare pellegrini di speranza, “a fare di tutto affinché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, con cuore fiducioso e con mente lungimirante” - ha spiegato monsignor Tremolada -. Ci viene raccomandato “di favorire la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza”. Vogliamo fare nostra questa esortazione e dare a questo anno santo la forma che gli si addice».

Quindi, ancora una volta, l’invito a scelte concrete: «Sia dunque questo Giubileo per tutti noi un tempo di perdono e di riconciliazione, un tempo nel quale ricucire le nostre ferite, tornare a parlarci, a stringersi la mano, a guardare avanti insieme, gustando la gioia della concordia ritrovata».

Dialogo

Il vescovo ha poi parlato delle tre opere segno che resteranno nel tempo a ricordo del Giubileo del 2025; nel 2000 venne creata la Mensa Menni, un’istituzione benefica che nei decenni ha costantemente aumentato il suo impegno a favore dei bisognosi.

«Le opere segno che ci proponiamo di attuare come Chiesa diocesana a favore delle persone che si trovano in carcere, delle persone anziane sole nelle loro case, delle persone senza fissa dimora, che vivono in una condizione di marginalità sociale - ha detto il vescovo - intendono testimoniare in modo concreto quella carità che il Signore Gesù ha raccomandato ai suoi discepoli e che rappresenta l’anima di questo anno di grazia».

Quindi il tempo del dialogo, «si sviluppi più intenso tra le diverse realtà sociali e culturali. Si cresca insieme nell’edificazione di una società i cui principi ispiratori siano la fraternità, l’amicizia sociale e la convivialità delle differenze. Ognuno veda riconosciuta la propria dignità e veda apprezzato il proprio contributo».

Non poteva ovviamente mancare un richiamo alla pace. «Sia inoltre questo Giubileo un tempo nel quale tendere con rinnovato coraggio e con maggior determinazione alla tanto desiderata pace nei luoghi dove ancora regna tristemente la guerra - ha detto mons. Tremolada -: una pace che renda onore a chi la promuove e dia consolazione a chi da gran tempo la attende. Il nostro amorevole ricordo per le vittime di ogni conflitto e la nostra fervente preghiera contribuiscano in questo anno santo a rendere finalmente possibile ciò che finora appare così arduo da realizzare».

Preghiera

Pellegrini di speranza è il titolo dell’anno santo scelto dal Pontefice; una speranza, ha ribadito il vescovo, deve poggiare sulle opere di carità, «non possiamo guardare al tempo prossimo senza far nulla, senza impegnarci in prima persona: questa non è speranza, ma incertezza. Si può sperare perché si tocca con mano qualcosa che ci permette di immaginare che l’avvenire sarà positivo».

«L’apertura della Porta Santa è anche il segno di un passaggio che deve avvenire prima di tutto dentro di noi, nella nostra interiorità, nella nostra coscienza - ha concluso il vescovo -. La pratica del pellegrinaggio che in questo anno santo siamo invitati a compiere, visitando nella nostra diocesi le chiese giubilari designate, ci ricorda che il nostro cuore ha bisogno di un pellegrinaggio spirituale, di un cammino di rinnovamento nella fede, che dia fondamento alla nostra speranza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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