Cronaca

Maclodio celebra Sergio Ramelli con un giardinetto pubblico

La dedica allo studente del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Maclodio, il nuovo parco intitolato a Sergio Ramelli

Domani Sergio Ramelli, il 18enne studente milanese brutalmente ucciso da esponenti di Avanguardia Operaia nella primavera del 1975 per aver scritto un tema contro le Brigate Rosse, avrebbe compiuto 70 anni. Oggi il Comune di Maclodio, con il sindaco Simone Zanetti in prima fila, ha voluto celebrare la sua memoria e gli ha intitolato un giardinetto tra le villette alla periferia del paese: un centinaio di metri quadrati, quattro panchine, una fontanella e due altalene.

A contare, dicono, è il pensiero. A contare, in questo caso, sono anche le mani di chi lo ha idealmente consegnato. A scartarlo, al termine di una cerimonia alla quale, forze dell’ordine incluse, hanno partecipato un centinaio di persone per lo più arrivate da fuori, è stata la sottosegretaria all’Istruzione e al merito del governo Meloni. Dopo aver affermato che Ramelli fu vittima dell’«antifascismo militante», dopo aver sostenuto che chi, come lei e lo stesso Ramelli, a quei tempi frequentava la sede milanese del FdG subiva vessazioni e violenze quotidiane, dopo aver sostenuto che la memoria debba andare oltre l’appartenenza, ma anche aver ricordato le diverse iniziative prese negli ultimi anni dalle istituzioni, tra francobolli e targhe, per onorare la sua, Paola Frassinetti ha rivolto lo sguardo al cielo e parlato direttamente a Ramelli.

«Ti abbiamo preparato una grande torta e le candeline sono tutte queste targhe, che significano memoria e ricordo. Quando diciamo che tu vivi nei nostri cuori, non lanciamo uno slogan sterile. Tu Sergio vivi davvero nei nostri cuori e ci dai la forza di andare avanti».

Presenti

Protetti da un massiccio cordone di sicurezza, con tanto di poliziotti in tenuta antisommossa appostati agli accessi di via Papa Giovanni XXIII, prima di lei, dietro al leggio posto all’ingresso del giardinetto, a partire dalle 10.45 si sono alternati esponenti di Fratelli d’Italia giunti da tutte le latitudini istituzionali. In paese, da giorni, girava voce che si sarebbero presentati anche Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, e pure un nutrito gruppo di remigrazionisti. Non è pervenuto il primo, non si sono palesati i secondi.

Il sindaco Simone Zanetti ed i suoi ospiti - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il sindaco Simone Zanetti ed i suoi ospiti - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Così, dopo l’inno di Mameli, il primo a prendere la parola è stato Diego Invernici. Il consigliere regionale ha sostenuto che Sergio Ramelli è morto perché «era un nemico da uccidere, com’erano considerati tutti gli avversari politici di allora» e ha sostenuto che sia «doveroso ricordarlo, senza dare peso alle sterili polemiche di chi vuole riportarci al clima di odio di allora, che noi cerchiamo invece di allontanare».

Per l’europarlamentare Paolo Inselvini «Ramelli ha lasciato un segno molto indelebile. Sono contento che siamo qui a ricordarlo. La memoria – ha arringato – però si onora con l’azione. Ogni giorno dobbiamo ricordarci cosa voglia dire servire la patria, cosa voglia dire onore, cosa voglia dire disciplina, cosa voglia dire essere fedeli ai valori di Dio, patria e famiglia ed è questo che fa la differenza nel quotidiano». Dopo il senatore Gianpietro Maffoni, che ha annunciato una nuova intitolazione a Ramelli nella «sua» Orzinuovi e si è candidato ad essere esempio per le nuove generazioni come esempio Ramelli è stato per lui, hanno preso il centro della scena il consigliere della Provincia Daniele Mannatrizio, che ha definito «giusta, non coraggiosa, la scelta di intitolare il parco a Ramelli, perché Sergio è stato vittima dell’odio politico», e il sindaco Zanetti.

Prima di affidare il finale a Paola Frassinetti, che ha ringraziato per essere venuta apposta da Milano per essere alla scopertura della targa, il primo cittadino di Maclodio ha invitato i presenti a onorare la memoria di Sergio Ramelli, «svilito e condannato da tutti perché per qualcuno avrebbe scelto il fronte sbagliato», non solo «partecipando alla commemorazione», ma divulgando il suo esempio «attraverso l’agire quotidiano». Parola infine a don Tiziano, per la benedizione della targa, e poi tutti in Municipio per chiudere la giornata con un aperitivo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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