Il Comune ha deciso di rescindere il contratto con la ditta che doveva ampliare la mensa della scuola primaria.
Il caso
Il progetto era iniziato nel 2023 grazie a (quasi) un milione di euro del Pnrr. I lavori dovevano finire due anni fa, ma il cantiere è ancora aperto. Il ritardo è collegato a un fatto di cronaca: il 15 giugno del 2024 nel casertano sono stati ammazzati Claudio e Marco Marrandino, co-titolari della ditta che si era aggiudicata il subappalto. Da quel giorno i lavori sono rimasti al palo: da qui la decisione dell’Amministrazione di risolvere il contratto.
Botta e risposta
Col suo gruppo di opposizione, Ermanno Udeschini, assessore ai tempi dell’appalto, spara a zero: «La rescissione è il fallimento di una gestione politica superficiale già denunciata a dicembre. L’accordo bonario dello scorso ottobre inchioda la maggioranza alle sue responsabilità. Il cantiere è rimasto bloccato per 69 giorni a causa dell’incredibile assenza di un direttore dei lavori: un vuoto di coordinamento politico che ci ha costretti a sborsare altri 37.300 euro di soldi pubblici per rimediare a coperture non realizzate a regola d’arte».
Quindi: «La linea della transazione a tutti i costi, difesa dalla giunta per coprire lacune di programmazione, è un errore strategico costato tempo e denaro. Quanti soldi sono stati sprecati a causa delle scelte politiche? Chi risarcirà la comunità del danno economico? E i disagi legati ai parcheggi?».
La sindaca Cristina Tedaldi rispedisce le accuse al mittente: «Le criticità hanno origine dall’uccisione dei titolari della ditta subappaltatrice e dalle inevitabili conseguenze sulla regolare esecuzione dell’opera, ma anche da lacune progettuali che hanno reso necessarie varianti. Per questo sorprendono gli attacchi di Udeschini, che all’epoca, da assessore, seguì la progettazione e la realizzazione dell’opera, che avrebbero dovuto terminare entro aprile 2024».
Ancora: «La rescissione serve per tutelare l’interesse pubblico e il termine dell’opera. L’accordo con la ditta non si è concretizzato perché la stessa non ha rispettato i termini, quindi nulla di quanto pattuito per opere aggiuntive è stato versato. I 69 giorni di mancanza del direttore lavori (su 740 di ritardo) non sono imputabili ad inerzia, ma alla difficoltà di trovare un professionista».
Corsa contro il tempo
Ora bisogna finire la mensa: non ci sono grandi cose da fare, ma bisogna farle alla svelta, perché il termine ultimo previsto dal Pnrr scade tra qualche settimana. Difficile, ma non impossibile.



