Cronaca

Legge elettorale, i nodi che dividono i parlamentari bresciani

Il centrodestra punta sulla stabilità garantita dal premio di maggioranza, mentre le opposizioni denunciano rischi per rappresentanza ed equilibri istituzionali. Sulle preferenze e sulla possibilità di indicare il nome del premier sulla scheda elettorale il confronto è aperto
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Le urne per le votazioni politiche - © www.giornaledibrescia.it
Le urne per le votazioni politiche - © www.giornaledibrescia.it

Si dividono i parlamentari bresciani alla vigilia del ritorno alla Camera della riforma della legge elettorale. Il centrodestra difende il premio di maggioranza come strumento per garantire un vincitore e un Governo stabile per cinque anni. Le opposizioni denunciano invece il rischio di sovrarappresentare chi raccoglie il 42% dei voti e di modificare le regole sulla base delle convenienze politiche del momento. Ma il confronto riguarda anche le preferenze – con l’ipotesi di mantenere bloccato il capolista lasciando agli elettori la scelta degli altri candidati – e l’indicazione preventiva della persona proposta dalla coalizione per la presidenza del Consiglio.

Il premio

Per la deputata leghista Simona Bordonali l’elemento centrale della riforma è il premio di maggioranza. «Serve una legge elettorale capace di garantire stabilità. In questi cinque anni abbiamo visto che un Governo stabile consente di acquisire maggiore credibilità internazionale con ricadute positive anche sull’economia. È importante che il giorno dopo il voto sia chiaro chi governerà, evitando il ritorno a maggioranze che non rispecchiano il voto dei cittadini».

Una posizione condivisa dal deputato di Fratelli d’Italia Giangiacomo Calovini. «La riforma nasce dalla volontà di evitare che si ripeta quanto accaduto in passato, quando dalle elezioni non emergeva un vincitore chiaro». Per Calovini non si tratta di una legge costruita su misura per l’attuale maggioranza: «È fatta per chiunque prenda più voti e dev’essere messo nelle condizioni di governare possibilmente per cinque anni».

Anche la senatrice Mariastella Gelmini considera il premio uno strumento utile: «L’Italia ha bisogno di esecutivi stabili, capaci di lavorare per un’intera legislatura. La percentuale del 42%, è coerente con le indicazioni della Corte costituzionale». Il meccanismo, precisa Gelmini, deve però inserirsi «in una riforma complessiva che garantisca anche una corretta rappresentanza degli elettori e il rispetto dell’equilibrio istituzionale».

Non entra invece nel merito delle singole proposte il deputato Maurizio Casasco. «Sono stati presentati moltissimi emendamenti e li valuteremo. Sentiremo anche le indicazioni del nostro segretario Antonio Tajani. Quello che posso dire con certezza è che la coalizione di centrodestra andrà compatta e troverà, come sempre, una sintesi», spiega.

Di segno opposto il giudizio del deputato di Azione Fabrizio Benzoni, che definisce la proposta «una delle leggi elettorali più assurde della storia». «Garantire a una coalizione che ottiene il 42% una maggioranza parlamentare non corrisponde a un corretto principio di rappresentatività», precisa Benzoni, che contesta anche l’argomento della governabilità: «L’attuale maggioranza rivendica di essere alla guida di uno dei governi più longevi della storia repubblicana e ci è riuscita con la legge in vigore. Questo dimostra che si può governare anche con le regole attuali».

Fortemente critico anche il deputato del Partito democratico Gian Antonio Girelli, secondo il quale le regole elettorali non dovrebbero essere modificate a ridosso del voto. «Non possono essere i sondaggi a determinare le scelte, piegando la legge alle convenienze del momento. È un fatto molto grave, già avvenuto in passato e che proprio per questo avremmo dovuto evitare».

Le preferenze

Le preferenze rappresentano il principale terreno di confronto anche all’interno del centrodestra. L’ipotesi sulla quale si cerca una mediazione prevede un capolista bloccato e la possibilità di scegliere gli altri candidati.

Bordonali si dice personalmente favorevole alla reintroduzione della preferenza: «È giusto che un elettore scelga il proprio rappresentante, come avviene a livello comunale, regionale ed europeo. Il Parlamento è oggi un’eccezione». La deputata della Lega individua però il vero problema nell’ampiezza dei collegi: «Sono troppo vasti e non consentono di mantenere un rapporto diretto con il territorio».

Gelmini sostiene l’emendamento presentato insieme a Fratelli d’Italia e Udc: «Le preferenze rafforzano il legame tra eletti e territori e responsabilizzano chi siede in Parlamento, che dovrà rendere conto del lavoro svolto nell’interesse del bene comune. Sono uno strumento di trasparenza e credibilità per la politica».

Per Calovini, la formula con il capolista bloccato e le preferenze per gli altri candidati «potrebbe rappresentare una buona mediazione».

Molto più critico Benzoni: «A Brescia, fatta eccezione per Fratelli d’Italia, nessun partito ha eletto il secondo candidato. Il capolista sarebbe quindi certo del seggio, mentre gli altri si farebbero la guerra per preferenze che difficilmente consentirebbero loro di entrare in Parlamento».

Anche Girelli è favorevole alla possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti, ma pone una condizione: «Le preferenze devono essere accompagnate da collegi sufficientemente piccoli. Solo così la scelta può essere dettata dalla conoscenza delle persone e non dalla capacità di mettere in campo una campagna promozionale molto costosa».

Il premier

Un altro punto della riforma riguarda l’obbligo di indicare il nome del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale. Per Bordonali si tratta di un elemento rilevante: «È importante che una coalizione si presenti agli elettori indicando chi intende proporre alla guida del Governo. Restano ferme le prerogative del presidente della Repubblica, ma i cittadini devono sapere chi potrebbe rappresentare il Paese e guidare la maggioranza».

Calovini parla di una scelta di chiarezza: «Quando un elettore va a votare deve poter sapere non soltanto quale partito e quali candidati sta scegliendo, ma anche chi la coalizione vuole alla presidenza del Consiglio. È un elemento che rafforza la prospettiva di stabilità».

Il testo della legge elettorale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il testo della legge elettorale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Gelmini condivide l’impostazione, ma richiama espressamente i limiti costituzionali: «È positivo che gli elettori sappiano prima del voto quale sia la proposta di guida del Governo avanzata da una coalizione. Naturalmente, tutto questo deve avvenire nel pieno rispetto della Costituzione, che attribuisce al presidente della Repubblica il potere di conferire l’incarico».

Per le opposizioni, invece, si tratta di una forzatura dell’attuale sistema parlamentare. «Per introdurre davvero un meccanismo di questo tipo bisognerebbe modificare la Costituzione – osserva Benzoni –. Gli elettori scelgono il Parlamento e il presidente del Consiglio viene individuato sulla base della composizione delle Camere e delle maggioranze che possono formarsi».

Ancora più netto Girelli: «È il tentativo di reintrodurre il premierato senza avere la forza e il coraggio di proporlo come riforma dell’impianto costituzionale. Se si vuole cambiare il sistema, lo si dica apertamente, si presenti una proposta alternativa, la si discuta e la si sottoponga al voto». Tutti i governi, conclude il deputato dem, «sono legittimati dalla fiducia del Parlamento, perché quella è la sede nella quale, secondo la Costituzione, si formano gli esecutivi».

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