Un nuovo presidente della Repubblica, successore del già riconfermato per difficoltà di sistema Sergio Mattarella, che sia espressione di una forza e di una cultura di destra? Perché no? Per rompere, si sostiene, quello che viene indicato come un ingiustificato monopolio del centrosinistra. Anche se la destra ha contribuito, nella storia repubblicana di ottanta anni, alla elezione di più di un presidente non sgradito, o comunque preferito ad un altro competitore in campo.
Sono bastate le dichiarazioni di Giorgia Meloni in una intervista televisiva per scatenare una ridda di supposizioni sull’eventuale cambio della legge elettorale e sul diverso sistema istituzionale che intenderebbe promuovere. Votare un Parlamento che prefiguri il prossimo presidente, con diversi poteri. La situazione è molto ingarbugliata. Forse proprio per questo c’è tensione spasmodica su ogni iniziativa che possa modificare la scacchiera politica e la natura delle pedine in campo. La frammentazione delle scelte coinvolge tanto le forze di maggioranza quanto quelle di opposizione. Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega impersonano tracciati concorrenti nella forma e nella sostanza. Chi ci guadagna? Sul versante opposto Elly Schlein e Giuseppe Conte aspirano a guidare, a discapito dell’altro, lo stesso schieramento.
Rispetto alla composizione delle alleanze c’è da misurarsi con la crescita elettorale e di radicamento del consenso di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Nessuno lo considera più un fenomeno occasionale e temporaneo, anche se ci si divide sulla sua interpretazione politica nel gioco degli schieramenti. Come può penalizzare il destra-centro o quanto può costringerlo a fare propri alcuni suoi intendimenti programmatici per aspirare a confermarsi, numericamente, maggioranza?
Che cosa rappresenta, politicamente, la destra attuale al di là della figura di Giorgia Meloni? La storia repubblicana antifascista cosa richiede per continuare il suo cammino? Ecco, l’antifascismo torna come questione irrisolta ed ancora aperta. Vannacci retrodata le lancette. Per questo Forza Italia, versione Marina Berlusconi, non vuole averci nulla a che fare, puntando invece a recuperare il voto di centro. La Lega di Matteo Salvini si interroga su come può bloccare il risucchio potente di consensi del competitore che si è allevato in casa e ora la vuole marginalizzare.
La mia intervista di poco fa a 10 Minuti, con Nicola Porro. Buona serata. pic.twitter.com/4jL6gehP6h
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 29, 2026
La Meloni, per vincere davvero, deve interpretare una democrazia che si rinnova per governare il futuro, non che rincorre un passato sconfitto dalla storia e inabilitato a rappresentare il presente. La destra di governo non può essere di pura opposizione al sistema istituzionale dato, priva di un progetto attuabile non solo per indicare da subito una maggioranza, ma per indicare un cammino propositivo.
La sfida è chi è davvero in grado di governare l’Italia, partecipe dell’Europa e chiamata a misurarsi con le vicende mondiali. La dialettica sfida ragioni e divulgazioni degli uni e degli altri, i problemi reali decidono i ruoli affidati alle rispettive competenze.



