Politica

Legge elettorale, i senatori bresciani al centro del confronto

Gelmini e Paroli: «Assicurare governabilità prioritaria». Bazoli: «L’ennesimo inaccettabile colpo di mano della destra»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Vicedirettore

In Senato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
In Senato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Sulla legge elettorale si consuma il nuovo scontro tra maggioranza e opposizioni ora che la legge è in discussione al Senato e mentre si ragione sull’eventualità di prevedere o meno un ballottaggio tra coalizioni. Bocciata per ora è tramontata l’ipotesi di un emendamento unitario del centrodestra che prevede che ci sarebbe il ballottaggio nel caso in cui due liste raggiungano il 40% e nessuna superi il 42%. Resta sul tavolo la proposta del senatore Fdi (ed ex presidente del Senato) Marcello Pera. La modifica prevede un secondo turno se nessuno supera il 48% e se almeno due coalizioni sono al 38%. Senza possibilità di apparentamenti diversi dal primo turno. Il premio è attribuito alla coalizione che ha ottenuto più voti.

Ma sulla possibilità dei ballottaggi sono tiepidi anche gli esponenti bresciani. Il senatore forzista Adriano Paroli parla di «tema delicato e che presenta forti complicazioni perché lo si prevede sulle coalizioni e non sui singoli candidati». Dopo la contrarietà espressa nelle scorse ore da Noi Moderati, anche la senatrice Gelmini, portavoce nazionale del partito e commissaria alla Affari costituzionali di Palazzo Madama, precisa: «Sul ballottaggio bisogna chiarire che il Presidente Pera ha presentato un emendamento a titolo personale. Lo valuteremo, così come saranno esaminati tutti gli altri emendamenti. Come Noi Moderati siamo favorevoli al turno unico, ma su questo tema continueremo a confrontarci e, come abbiamo sempre fatto all’interno della maggioranza, troveremo la sintesi.

In generale lo scontro politico tra i due schieramenti si sta consumando sul mancato coinvolgimento delle opposizione, il dem Alfredo Bazoli non usa mezzi termini: «È l’ennesimo inaccettabile colpo di mano della destra sulle regole della democrazia. Sapendo di non vincere con l’attuale legge elettorale, se ne confezionano da soli una che sperano li favorisca, anche al prezzo di consegnare una maggioranza blindata al vincitore, di ridurre le prerogative del Capo dello stato, di perpetuare un Parlamento di nominati, di introdurre un premierato di fatto che renderà ancora più irrilevante il Parlamento».

Gelmini rintuzza: «La legge elettorale va fatta per assicurare governabilità e crescita. La maggioranza è compatta e stiamo lavorando in Senato per raggiungere l’obiettivo. Anche lo scopo delle opposizioni è chiaro: a loro non interessa migliorare la legge, ma boicottare il lavoro della maggioranza. Ai più distratti la riforma della legge elettorale può sembrare una cosa puramente tecnica, ma è fondamentale invece per riavvicinare i cittadini alla politica e alle istituzioni».

Paroli da parte sua non nasconde una certa amarezza: «Avrei preferito che per la legge elettorale ci si fosse seduti al tavolo con le opposizioni. Ma guardando l’attuale situazione internazionale delicatissima e mettendo sulla bilancia la necessità del rispetto di queste regole nei rapporti tra maggioranza e opposizione e il bene del nostro Paese; allora penso che quest’ultimo aspetto sia prevalente. Oggi dobbiamo pensare ad una legge che garantisca un governo solido e duro in questa fase così delicata». E poi lancia una piccola stilettata alle opposizioni:«Mi dispiace non si sia fatto un percorso condiviso anche se poi nel centrosinistra si è fatto di tutto per non parlare mai di legge elettorale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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