Cronaca

Dal Lavagnone al castello, a Desenzano si accende lo scontro politico

Critiche dell’opposizione in Consiglio comunale: «Promesse non mantenute». Il sindaco Malinverno invece ha difeso quanto fatto nel corso del suo mandato
Alice Scalfi
Il castello di Desenzano
Il castello di Desenzano

Il Lavagnone? «Non è intaccato». Il Castello? È fermo tra i problemi di sicurezza della facciata nord e un progetto nelle stanze della Soprintendenza. Gli scarichi? C’è perfino chi ha collegato la lavatrice al pluviale. La piscina? «O si chiudeva del tutto o questa era l’unica strada». Il Dup, ultimo atto di programmazione del mandato Malinverno, in Consiglio comunale ha rimesso sul tavolo i dossier che da anni dividono e inseguono Desenzano. Per più di un’ora il documento 2027-2029 è rimasto sullo sfondo: in aula si è parlato di archeologia, cemento, lago, scuola, impianti sportivi e promesse elettorali. Con qualche scambio ruvido, inevitabile quando il mandato imbocca l’ultimo tratto.

Le critiche

A puntare il dito sul Dup sono state le opposizioni. «Un tema scolastico di buoni propositi», lo ha definito la consigliera Maria Vittoria Papa: obiettivi generici, senza indicatori per capire se turismo, giovani e partecipazione abbiano davvero prodotto qualcosa. Da qui la richiesta di tavoli stabili con scuole e mobility manager per il trasporto scolastico, consigli di quartiere e assemblee civiche. Bernardo Comini ha spostato la discussione sul clima: via Tobruk-Adua-Marconi, via Albinoni e via Foscolo escano dalle alienazioni e diventino verde piantumato, chiede il consigliere.

Stefano Terzi ha passato in rassegna le promesse di mandato rimaste, secondo lui, alla voce «da fare»: dal palazzetto agli spazi giovani nell’ex Catullo, fino al Castello. E ha riaperto il capitolo Federal Mogul: un nuovo centro commerciale sull’asse di via Marconi, già segnato dal traffico tra ospedale e Le Vele, rischia di peggiorare il quadro. «A cosa sono servite queste promesse? A indicare una direzione per la città o semplicemente a riempire le pagine di un programma elettorale?».

Il punto del sindaco

Malinverno non si sottrae. «Non tutto quello che c’era in campagna elettorale e che abbiamo detto è stato fatto. Lo so anch’io», risponde. Sul Lavagnone difende l’intervento autorizzato: l’area, dice, non presenta criticità archeologiche e lo scavo è altra cosa. Richiama però un nodo tutt’altro che semplice: la tutela ha bisogno dell’acqua che conserva i reperti, la ricerca può richiedere di toglierla. «A voi l’amletico dubbio».

Il Castello resta un cantiere anche politico. Il progetto vale 16 milioni, la facciata nord ha richiesto verifiche sismiche e il teatro è chiuso per ragioni di sicurezza. L’ennesimo progetto conservativo attende ora la Soprintendenza. Sui reflui, invece, il sindaco rivendica la separazione tra acque bianche e nere e gli interventi all’acquedotto, ma avverte che non basta: detersivi e scarichi impropri possono finire nella rete meteorica e quindi nel lago.
La piscina chiude il cerchio. Per Malinverno è un impegno sostenuto anche dall’imposta di soggiorno e dal canone del gestore; per il presidente Paolo Abate il project financing è stato l’unico modo per non rinunciarvi: «O si chiudeva del tutto o questa era l’unica strada». Il Dup, alla fine, passa: dieci a cinque.

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