Cronaca

Desenzano, il nuovo incubatoio di tacchini a Lavagnone finisce al Tar

Dopo le firme e le proteste, un privato ricorre al Tribunale amministrativo chiedendo di annullare le autorizzazioni. Il Comune le difenderà
Alice Scalfi
Ricorso al Tar per proteggere il Lavagnone - © www.giornaledibrescia.it
Ricorso al Tar per proteggere il Lavagnone - © www.giornaledibrescia.it

Dopo le firme e i cartelli, sul Lavagnone arrivano le carte del Tar. A portare davanti ai giudici il nuovo incubatoio di tacchini è un privato che abita nelle vicinanze: chiede di sospendere e annullare le autorizzazioni. Il Comune le difenderà. Il 20 ottobre la Giunta ha deciso di costituirsi in giudizio, con l’avvocato Mario Gorlani e una spesa prevista di circa 3.800 euro. Si sono costituite anche la Provincia e la Società agricola Gobbi Frattini, promotrice dell’intervento.

L’impatto

Il progetto ha numeri che si fanno notare: in via Lavagnone è previsto un edificio di circa 6.300 metri quadrati, alto nove metri, per un volume di circa 55mila metri cubi. Dentro, l’attività di incubazione e schiusa potrà raggiungere le 150mila uova di tacchino alla settimana.

A consentire una costruzione di queste dimensioni è la possibilità di concentrare su un’unica area le quote edificabili di più terreni dell’azienda, anche non confinanti. In altre parole, il volume ammesso non è calcolato sul solo appezzamento destinato all’incubatoio: concorrono anche gli altri fondi agricoli della proprietà. Il meccanismo è previsto dalla legge regionale 12 del 2005.

Sito palafitticolo vicino

Proprio l’impatto di un edificio così grande vicino al sito palafitticolo Unesco è tra le ragioni della mobilitazione promossa da Anna Campigotto: un centinaio di persone al presidio sul terreno e circa mille firme raccolte online e su carta. «Non chiediamo di fermare lo sviluppo agricolo, ma di proteggere il Lavagnone e verificare se esista una soluzione alternativa», afferma la petizione. La richiesta è di fermare o riesaminare il progetto. Non c’è soltanto il paesaggio: i firmatari chiedono studi indipendenti sul traffico che interesserà la viabilità locale, sui consumi d’acqua, sugli odori e sui reflui. Intanto, è in vista una conferenza dedicata al Lavagnone: programma e relatori saranno comunicati a breve.

I temi sul tavolo

Il ricorso presentato dal privato investe l’Autorizzazione unica ambientale rilasciata nel luglio 2025, il permesso di costruire del settembre successivo e gli atti collegati, compreso il parere favorevole della Soprintendenza. Il permesso è un atto tecnico, senza voto di Giunta o Consiglio. Ora la Giunta, unanime, ritiene corretti i provvedimenti e il ricorso privo di presupposti.

Sul fronte archeologico il sindaco Guido Malinverno ha difeso l’intervento nell’ultimo Consiglio comunale: «Il Lavagnone non è intaccato». Secondo il primo cittadino, l’istruttoria delle conferenze di servizi e le indagini eseguite hanno confermato che l’area interessata non incide sul sito. Durante i lavori, ha ricordato, è prevista la sorveglianza di un archeologo.

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