Momenti di paura nella mattinata di ieri a Pisogne, dove un grave incendio è divampato all’interno del garage interrato di una villetta. Le fiamme hanno coinvolto due automobili, una elettrica e una ibrida, provocando ingenti danni sia ai veicoli stessi sia all’intera struttura dell’immobile, che al termine delle verifiche è stata dichiarata inagibile. Fortunatamente non si registrano persone ferite né coinvolte.
L’intervento
L’allarme è scattato alle 5.40 del mattino. Sul posto sono tempestivamente intervenute le squadre dei Vigili del fuoco provenienti dal distaccamento di Darfo Boario Terme, impiegando un’autopompa serbatoio e un’autobotte. Le operazioni volte a domare il rogo si sono rivelate particolarmente complesse, proprio a causa della presenza delle batterie che alimentavano i due veicoli. Per riuscire a spegnere l’incendio è stato infatti necessario fare uso di ingenti quantità di schiuma estinguente.
La tipologia delle vetture coinvolte ha imposto ulteriori e specifiche cautele durante tutte le fasi dell’intervento, con l’obiettivo di scongiurare il rischio di un nuovo innesco legato alla reazione termica delle batterie. L’autobotte ha continuato a irrorare costantemente i locali del garage per tutta la durata delle operazioni di messa in sicurezza. Le temperature raggiunte dal rogo sono state elevate e hanno causato danni diffusi alle strutture dell'edificio. Una volta concluse le operazioni di spegnimento, l’intervento dei Vigili del fuoco si è prolungato per completare la bonifica, garantire la messa in sicurezza finale dell’intera area e procedere con la complessa rimozione delle due automobili dal locale interrato.
Il rischio elettrico
L’episodio riporta al tema del rischio incendi delle vetture elettriche: il Comando dei Vigili del fuoco di Brescia ha innovato la letteratura tecnica al riguardo grazie alle competenze di Luca Puppa, Caposquadra del comando di Brescia, ora a Verona. Avvalendosi della sua esperienza specifica, Puppa ha indicato come le esperienze con numerosi test effettuati su batterie indotte al «termal runaway» (fuga termica, ovvero la reazione a catena in cui l'aumento della temperatura di una cella di batteria al litio, genera ulteriore calore, portando a temperature elevatissime, rilascio di gas nocivi, incendi o esplosioni), che attraverso eventi reali condivisi e commentati sui social di settore, hanno portato ad un aggiornamento del «Manuale operativo incidenti stradali» pubblicato dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nella versione 2.0 in cui vengono affrontati aspetti importanti come l’incendio di auto ibrida/elettrica e l’alimentazione ad idrogeno per autotrazione.
Scrive Puppa: «Fondamentale è la formazione per l’allievo vigile del fuoco mirata ad acquisire competenze specifiche su nuovi fenomeni quale quello del thermal runaway, sviluppando di conseguenza un’adeguata conoscenza dei rischi, degli strumenti disponibili e delle tattiche utili ad una corretta gestione di un simile incendio».
Le conseguenze
Da qui la considerazione di come la reazione chimica esotermica nelle batterie danneggiate non richiede ossigeno dall’atmosfera per mantenersi attiva, perché si autoalimenta in quanto sviluppa ossigeno generando il fenomeno di autocombustione che, dall’esterno, i soccorritori non possono impedire, con in più il rischio esplosione.
Da qui la decisione che «l’auto in fiamme va considerato un bene ormai perso: la gestione dell’incendio va quindi fatta per contenimento dell’espansione, con una vigilanza attiva». Si legge poi nelle note tecniche di Puppa: «Questo atteggiamento in difesa e non di aggressione del rogo della batteria, che gli anglosassoni definiscono “no play” - non intervento attivo - può diventare una valida alternativa.
La scelta di controllare l’incendio senza procedere al raffreddamento del pacco batterie, porterà infatti a una effettiva riduzione dei tempi d’intervento evitando il continuo abbassamento e ripresa delle fiamme fino al completo esaurimento del combustibile generato dalla batteria». In quest’ottica il non intervento «diventa la scelta strategica in attesa della completa estinzione delle celle i cui tempi di spegnimento possono protrarsi per ore». L’unica attività opportuna sarà «il minuto raffreddamento delle parti non contigue alla batteria in fiamme» (vano motore, imbottiture dei sedili, tappezzeria) «senza interagire con la combustione del pacco batteria le cui fiamme si ridurranno progressivamente fino quindi ad esaurirsi».




