Oltre 185mila case vuote nel Bresciano: patto per abbassare gli affitti

Oltre 185mila case in provincia di Brescia sono vuote, eppure la domanda di affitti cresce e i prezzi restano alti. Per provare a riequilibrare il mercato è stato esteso a tutti i Comuni il nuovo accordo territoriale sui contratti a canone concordato, presentato ieri nella sede dell’Associazione comuni bresciani (Acb).
Firmato il 19 dicembre e in vigore dal 9 gennaio, sostituisce l’intesa del 2018 e punta a rendere più conveniente rimettere sul mercato gli immobili sfitti.
Le regole
In pratica il documento stabilisce fasce minime e massime di affitto per zona e tipologia di immobile, valuta lo stato e l’efficienza energetica, disciplina sia i contratti per gli studenti sia quelli transitori per chi abita temporaneamente in un Comune per lavoro o studio.
Ciascuna locazione viene certificata tramite un software condiviso dalle associazioni firmatarie, in modo da ridurre i contenziosi e garantire trasparenza. Ai proprietari che aderiscono offre vantaggi concreti: accesso alla cedolare secca agevolata e riduzione dell’Imu, strumenti che rendono più conveniente affittare una casa oggi vuota, mentre gli inquilini ottengono affitti più stabili e sostenibili.
Secondo i dati del patrimonio abitativo provinciale, su oltre 721mila unità, 535.588 risultano occupate e 185.427 vuote, con un tasso medio di utilizzo del 74,3%, inferiore alla media lombarda ma superiore a quella nazionale. Il capoluogo concentra la quota più consistente di abitazioni, 92.284 occupate su 105.361 totali (87,6%), valori elevati anche a Rezzato, Lumezzane e Concesio, mentre Gussago e Gardone Valtrompia si attestano intorno al 77,5%.
«Il lavoro è stato lungo e articolato – spiega Leonardo Pappalardo dell’Unione piccoli proprietari immobiliari – ma siamo riusciti a costruire uno strumento condiviso per affrontare una delle situazioni più critiche del nostro tempo: la crisi abitativa».
Il mercato
Il paradosso degli immobili inutilizzati resta evidente: da un lato c’è il rischio percepito dai proprietari, dall’altro un patrimonio che, se vuoto, perde valore. Incentivarne anche solo una parte può contribuire a riequilibrare il mercato. «In Italia la maggioranza degli alloggi in locazione è in mano ai privati – sottolinea Simone Cardin del Sindacato inquilini assegnatari –. Il canone concordato resta lo strumento per contenere i prezzi e favorire l’accesso alla casa».
L’accordo aggiorna i parametri degli affitti sulla base dei dati del mercato reale, elaborati dal settore Statistica del Comune su fonti dell’Agenzia delle Entrate, e introduce criteri legati alla qualità degli alloggi e all’efficienza energetica.
Le firmatarie
Firmatarie dell’intesa sono tutte le principali associazioni della proprietà edilizia e degli inquilini della provincia: Associazione provinciale bresciana della proprietà edilizia, Associazione piccoli proprietari case, Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari, Confederazione piccola proprietà immobiliare, Associazione nazionale proprietari immobiliari, Unione piccoli proprietari immobiliari, Confederazione nazionale inquilini associati, Sindacato inquilini casa e territorio, Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari e Unione nazionale inquilini ambiente territorio.
Bonus affitti under 35
Le associazioni intendono inoltre proporre al vicesindaco di Brescia, Federico Manzoni, un bonus sugli affitti per under 35, già attivo a Bergamo, per favorire l’accesso dei giovani alla casa. La sfida ora è la diffusione: l’accordo è operativo, ma serve che sia diffuso e conosciuto, anche tramite le Amministrazioni comunali, per renderlo davvero efficace.
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