Cronaca

Idroelettrico, sbloccati 57 milioni per i Comuni bresciani

Dopo anni di ricorsi, la Cassazione libera canoni arretrati e fondi destinati ai Comuni. Le somme sosterranno case di riposo, centri diurni e strutture per diversamente abili
Giuliana Mossoni
Il bacino artificiale in Valvestino - © www.giornaledibrescia.it
Il bacino artificiale in Valvestino - © www.giornaledibrescia.it

Quasi 57 milioni di euro tra canoni delle grandi derivazioni idroelettriche ed energia gratuita per le case di risposo e centro diurni, considerando sia le somme arretrate sia quelle del 2026. È il super malloppo che arriverà in provincia di Brescia dopo lo sblocco dei contenziosi che negli ultimi anni avevano congelato una parte consistente delle risorse generate dagli impianti idroelettrici.

Verso la delibera

Nelle ultime ore l’assessore regionale Massimo Sertori ha incontrato gli amministratori dei territori montani interessati, per illustrare la proposta di delibera che la Giunta lombarda approverà lunedì prossimo. Il provvedimento riguarda innanzitutto la monetizzazione dell’energia gratuita spettante ai Comuni per il 2026, destinata alle Rsa e, novità di quest’anno, anche a centri diurni e per disabili, ma l’incontro è servito pure per fare il punto sugli arretrati, che potranno essere liquidati dopo le recenti sentenze della Cassazione, favorevoli alla Regione.

La centrale idroelettrica a Edolo
La centrale idroelettrica a Edolo

Per il Bresciano i numeri sono rilevanti: i canoni arretrati per il periodo 2021-2025 ammontano a 23,1 milioni, ai quali si aggiungono 12,87 milioni per il 2026, per un totale di quasi 36 milioni. Sul fronte dell’energia gratuita, invece, gli arretrati raggiungono 15,5 milioni, mentre la quota teorica 2026, calcolata sulla produzione 2025 e nell’ipotesi del pagamento integrale del dovuto, vale altri 5,35 milioni. Complessivamente, dunque, tra le due voci sono in gioco circa 56,8 milioni per il Bresciano.

Gli arretrati

La fetta più significativa dell’energia gratuita interessa soprattutto Valcamonica, Valsabbia e area gardesana. Tra gli arretrati più consistenti figurano quelli destinati a Bagolino, Cedegolo, Cevo, Edolo, Gargnano, Saviore e Sonico, ciascuno con circa 568mila euro. Per il 2026 Bagolino ed Edolo risultano tra i beneficiari maggiori, con circa 204mila euro ciascuno; seguono Gargnano con quasi 185mila, Cedegolo, Cevo, Saviore e Sonico con oltre 169mila. Pisogne supera i 161 mila euro, Darfo i 157 mila e Idro i 156mila. Una parte delle somme dovrà essere destinata a strutture sociosanitarie.

Lo sblocco arriva al termine di un lungo contenzioso. Secondo l’assessore Sertori le decisioni della Cassazione «confermano l’impostazione regionale sia sui canoni sia sull’obbligo di cessione gratuita di una quota dell’energia prodotta, consentendo di liberare a livello lombardo oltre 200 milioni di euro di arretrati».

La battaglia

Il meccanismo nasce da un percorso che è stato avviato nel 2019, con la cosiddetta regionalizzazione delle grandi derivazioni idroelettriche. La Lombardia ha scelto di trasformare in risorse dirette per i Comuni il valore dell’energia ceduta gratuitamente per legge dai concessionari, riconoscendo in questo modo una sorte di ritorno diretto-compensazione ai territori che ospitano dighe, condotte e centrali, come lo sono soprattutto le valli bresciane. Si tratta di una delle battaglie «madri» che, da decenni, porta avanti la Comunità montana camuna e alcuni Comuni, battaglia che, finalmente, vede il sorgere del sole.

Pari dignità

Per i territori montani bresciani che ospitano sui propri territori una centrale, l’arrivo del «tesorone» da 57 milioni non è però l’unica buona notizia della settimana.

Dal prossimo anno il principio di territorialità dovrebbe rafforzarsi ancora perché, con l’assestamento di bilancio in Regione, è previsto il trasferimento ai territori in quota del cento per cento dei canoni, sia nella componente fissa sia in quella variabile (al netto dei costi di gestione trattenuti dalla Regione, che si aggirerebbe sui dieci milioni). Fino al 2026 ai territori che ospitano le grandi derivazioni andava infatti solamente l’ottanta per cento delle risorse, diversamente da quanto accade, a esempio, per la Valtellina, che ha sempre avuto il cento per cento. Ora, con questo venti per cento in più, arriveranno altri convogli di soldi sonanti.

Anche questa è una battaglia portata avanti dalla Valcamonica, che, in particolare tramite il presidente della Comunità montana Corrado Tomasi, ha sempre rivendicato pari dignità anche per la Valcamonica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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