Cronaca

Idroelettrico, le big dell’energia devono 39,6 milioni ai Comuni

Lo conferma la Cassazione che su energia gratuita e canoni dovuti ha dato ragione alla Lombardia: a breve la ripartizione
Un bacino idroelettrico in Lombardia
Un bacino idroelettrico in Lombardia
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Aveva già dato ragione alla Regione il Tar. E ora a confermare ai big dell’energia che quei soldi ai territori «sono dovuti» è anche la Cassazione. Il dossier in questione è tra i più dibattuti (e complessi), non a caso finito nell’occhio del ciclone delle diatribe degli ultimi anni: l’idroelettrico. O, meglio: i canoni ad esso legati. Una partita che tira in ballo non pochi quattrini e che ora – alla fine di un braccio di ferro coriaceo – consegnerà a tutte le aree coinvolte un bel gruzzolo. Per capire quanto grande occorre sciorinare subito le cifre: 205 milioni di euro per la Lombardia, di cui ben 39,6 milioni di euro indirizzati al Bresciano.

Come funziona

Cosa è successo, da dove arrivano e chi incasserà tutti questi fondi? Per capirlo bisogna partire dal principio. La legge regionale, oltre al canone binomio (strutturato con componente fissa più componente variabile e introdotto nel 2021), prevede che i gestori debbano pagare una sorta di tariffa di compensazione, calcolata sulla base dei valori orari di produzione di energia elettrica immessa nella rete e dei rispettivi prezzi orari di vendita. Si tratta della cosiddetta «monetizzazione dell’energia gratuita», ossia una quota di energia che i concessionari devono fornire (appunto) come compensazione ai territori in cui si trovano le centrali idroelettriche. Il conto metteva in gioco oltre 260 milioni di chilowattora annui che sono «monetizzati» in base al prezzo di vendita al mercato elettrico dell’energia: almeno il 50% dell’energia gratuita è trasferita ai territori interessati (fino al 100%).

Alcuni operatori hanno versato il richiesto, altri no, ma tutti hanno presentato ricorso. Ecco: il Tribunale aveva già dato torto a loro e ragione alla Regione e ora a chiudere la questione è stata la Cassazione (due le sentenze di riferimento: le numero 2995–2026 e 3821–2026), che ha ufficializzato legittime entrambe le misure, vale a dire il canone binomio delle grandi derivazioni idroelettriche e la cessione gratuita dell’energia.

Cosa succede

È così che arriviamo ad oggi. Le sentenze – rimarca la Lombardia – confermano che le disposizioni «si applicano a tutte le concessioni, indipendentemente dal loro stato» (siano cioè già scadute, in corso di validità o di futura assegnazione). «La nostra legge regionale – sottolinea l’assessore alle Risorse energetiche, Massimo Sertori – prevede il trasferimento della maggior parte dei canoni ai territori sui quali insistono le centrali idroelettriche, così come l’energia gratuita è prevalentemente destinata ai territori interessati». Insomma, questo tesoretto finirà direttamente nelle casse dei Comuni. In particolare 23,4 milioni di euro arriveranno dai canoni arretrati e 16,2 milioni di euro dalla monetizzazione dell’energia gratuita.

«Dopo anni di battaglie legali – continua Sertori – le sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno dato ragione in via definitiva a Regione, pertanto, a breve, gli operatori idroelettrici dovranno corrispondere le somme accumulate e non versate, e verrà regolarizzato il conferimento delle risorse ai territori». Tradotto: un ultimo miglio di pazienza per procedere con la ripartizione esatta dei fondi per ciascun territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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