Violenza, minacce sopraffazione. Spesso nei confronti dei coetanei, giovanissimi come loro. Ma non di rado a farne le spese sono gli adulti. Le chiamano baby gang (definizione, se vogliamo, un po’ troppo semplicistica) ma sono lo specchio di una realtà sociale in cui la delinquenza giovanile ha fatto (e continua a fare) un impressionante salto di qualità, commettendo reati sempre più gravi. Una situazione nazionale, certo, ma che non risparmia nemmeno il Bresciano. Che, anzi, dopo anni «sottotraccia» è apparsa su questa poco invidiabile mappa, da cui mancava fino al 2021.
Disagio giovanile
Cominciamo da quello che è ben più di un problema semantico. Tanto le forze dell’ordine quanto i sociologi associano il concetto di baby gang ad un qualcosa di strutturato, con una gerarchia e dei compiti precisi. Nel caso bresciano si parla più spesso di fenomeni legati al disagio giovanile. Con eccezioni di un certo peso, come dimostrano gli arresti che hanno azzerato la banda «069», otto soggetti che – da minorenni – avevano seminato il terrore in buona parte del territorio della Valtrompia.



