Tre anni fa l’invasione dell’Ucraina: a Brescia vivono 3mila profughi

Nell’anniversario dello scoppio della guerra, continua il supporto bresciano al Paese sotto le bombe: «Riempiti 120 tir, ma urge trovare un magazzino»
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Tre anni di guerra in Ucraina
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Sono passati tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina. Tre anni con il terrore delle bombe, i lutti per la perdita dei cari, le distruzioni incalcolabili. Tre anni in cui le famiglie in fuga hanno cercato il nostro sostegno. E Brescia, fin dai primi momenti, ha risposto presente con il grande spirito di solidarietà e di accoglienza che da sempre la contraddistingue. Oggi sono 3mila i profughi ucraini sul nostro territorio, sparsi tra città e provincia, secondo la stima riferita dall’assessore comunale Marco Fenaroli.

L’aiuto di Kemay

Brescia del resto non ha mai smesso di aiutare il popolo ucraino. La cooperativa Kemay (realtà della Caritas diocesana), nell’ambito del programma ministeriale, sta seguendo tutt’ora «una settantina di profughi suddivisi in sei strutture di tutta la provincia – spiega il presidente Stefano Savoldi –. Tra questi ci sono 15 sordi dei 40 che erano arrivati: si trovano dai padri saveriani. Oltre a fornire vitto e alloggio, aiutiamo tutte queste persone, molte delle quali con figli, nelle pratiche burocratiche e nella ricerca di un’occupazione. I più pensano di rimanere, un paio di coppie over 60 rientreranno invece in patria».

L’appello

Anche in alcune parrocchie, qua e là per la provincia, ci sono ancora profughi ucraini. Costante in questi tre anni è stato l’aiuto dell’associazione Nadija al Paese finito sotto le bombe: in origine la base logistica da cui partivano viveri, vestiti e medicinali era un capannone di Folzano, poi il sodalizio di volontari ucraini, di casa nel Bresciano da decenni, si è trasferito a Castenedolo e da un paio di mesi non ha più uno spazio.

La presidente Halyna Storozhynsisa spiega che «è in corso la ricerca di una soluzione. Non ci serve una struttura grande, andrebbero bene anche due o tre ambienti più piccoli, per esempio garage, in punti diversi della città. Oppure un terreno in cui potremmo allestire noi dei container».

Gli aiuti

Il magazzino in cui venivano raccolti gli aiuti
Il magazzino in cui venivano raccolti gli aiuti

Nel frattempo gli aiuti non sono cessati: i volontari – che in tre anni hanno riempito 120 tir e innumerevoli furgoncini di materiali diretti all’Ucraina – ora incrociano i mezzi in autostrada e li caricano nelle stazioni di servizio. Dall’associazione è sentito il grazie ai bresciani e ai veronesi che hanno fornito loro di tutto: materassi, letti, medicine, garze, lenzuola, carrozzine. Per ciò che sta accadendo al loro Paese si sentono «delusi, amareggiati – spiega la presidente –. Soprattutto dopo l’ascesa di Trump la nostra preoccupazione è aumentata. Temiamo una svolta che tocchi tutta l’Europa».

«Preghiamo tanto – commenta il pastore ortodosso Sasha Zinkiv –. Molti profughi che erano arrivati a Brescia se ne sono andati verso realtà come la Germania, il Canada e gli Stati Uniti. Chi è rimasto ha il Paese nel cuore, ma ormai difficilmente rientrerà perché qui si è rifatto una vita».

Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe va loro incontro: Palazzo Chigi infatti ha previsto «la possibilità di rinnovare, fino al 4 marzo 2026, i permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini ucraini, beneficiari di protezione temporanea già prorogati fino al 31 dicembre 2024. Per tali categorie di persone viene prevista la possibilità di convertire il proprio permesso di soggiorno in permesso di soggiorno per motivi di lavoro».

In Prefettura invece nei giorni scorsi si è tenuto un importante incontro del Consiglio territoriale per l’immigrazione, che ha analizzato anche la situazione dei cittadini ucraini. Alla riunione, presieduta dal prefetto di Brescia Andrea Polichetti, hanno partecipato il questore Eugenio Spina, l’assessore del Comune di Brescia Marco Fenaroli, il direttore generale degli Spedali Civili Luigi Cajazzo, rappresentanti della Provincia, della Regione, dell’Ispettorato territoriale per il lavoro, dell’Inps, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Associazione Comuni Bresciani, di Ats Brescia, di Confindustria, il segretario generale aggiunto Cisl Paolo Reboni, il segretario generale Uil Mario Bailo, il Centro Migranti di Brescia, la Fondazione Opera Caritas, il Coordinamento provinciale Sprar/Sai, la Croce Rossa e la Federazione delle Associazioni bresciane immigrazione (Fabi).

Ha preso parte all’incontro anche la professoressa Maddalena Colombo, direttrice del Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni (Cirmib) dell’Università Cattolica. Durante la riunione sono state affrontate le tematiche relative alla cessazione dell’accoglienza straordinaria dei cittadini ucraini da parte della Protezione civile, in seguito alla fine dello stato di emergenza a decorrere dal 31 dicembre scorso. La Prefettura, di conseguenza, ha inserito nelle strutture di propria competenza un primo nucleo di 14 ucraini, mentre un altro nucleo di 15 verrà accolto dal prossimo 1° luglio.

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