Col voto favorevole della Camera, preceduto da quello del Senato, è stato approvato il decreto «Milleproroghe». Questo strumento è una sorta di omnibus nel quale entra tutto ciò che per qualche ragione non si riesce a inserire nella legge di bilancio o in altre leggi. È un contenitore senza un proprio oggetto definito se non quello di raggruppare tutto ciò che la maggioranza vuole far approvare in fretta.
Da vent’anni
Stavolta, fra le norme introdotte figurano: la riapertura della rottamazione quater delle cartelle fiscali; lo stop alle multe per i no-vax; lo stop alla proroga dell’obbligo di assicurazioni contro le calamità e alla sugar tax; più tempo per le scuole non a norma antincendio per mettersi in regola; via libera a magistrati con incarichi ministeriali per tornare alla toga. Il «Milleproroghe», si diceva, posticipa l’entrata in vigore di norme o proroga l’efficacia di norme in scadenza. Questo grande contenitore è talmente utile da essere nato nel 2005 ma è stato riproposto quasi tutti gli anni fino ad oggi: venti anni circa di «zeppe», di provvedimenti di spesa o di mancate entrate fatti rientrare dalla finestra non essendo riusciti ad accedere per il portone principale della legge di bilancio, ma anche provvedimenti che di solito servono ad accontentare le categorie protette dal governo (quelle di riferimento, composte da elettori generalmente orientati verso i partiti di maggioranza).




