Trentatré eventi predatori da lupo nel 2026, con 55 ovini e due equini predati e 20 di danni da orso. Bastano questi numeri per spiegare perché il tema dei grandi carnivori sia diventato centrale anche nel Bresciano. La presenza di lupi e orsi è ormai un elemento stabile con cui devono confrontarsi allevatori, amministratori, tecnici e frequentatori della montagna. Lo ha confermato anche la grande partecipazione, in presenza e online, all’incontro «Grandi carnivori sul territorio: cosa sapere», organizzato nei giorni scorsi dall’Università della montagna di Edolo per conoscere i dati, distinguendoli dalle percezioni e dalle fake news, e imparare a prevenire i conflitti.
I dati
È soprattutto sul fronte delle predazioni da lupo che il 2026 sta facendo registrare un’attività intensa. I dati della Polizia provinciale indicano un aumento netto rispetto al passato: nel 2025 gli eventi erano stati 19, sempre con 55 ovini e due equini predati, mentre nel 2024 erano stati 26, con 35 ovicaprini, sei bovini e un equino. Nel 2023, invece, erano 31, tutti a carico di ovicaprini, per 70 capi predati, di cui 24 in un unico episodio a Bovegno.

I dati mostrano quindi un fenomeno consolidato, ma con una pressione in crescita quest’anno, soprattutto in alcune aree della provincia. Anche la distribuzione territoriale si sta ampliando, con i branchi in via di riproduzione, e sono aumentate le segnalazioni da tutto il territorio: due esemplari sono stati investiti, uno lungo l’A21 e uno nella zona di Rodengo Saiano, mentre un altro lupo è stato avvistato sulla tangenziale di Brescia e in area urbana. Le criticità più evidenti sono per le predazioni e riguardano la zona di Corteno e alcuni versanti del Parco Adamello. Danni ad animali domestici sono stati registrati anche nell’area del Maniva, mentre iniziano a comparire i primi episodi su bovini anche in pianura.
Cambiamenti
Diversa la situazione dell’orso. Nel Bresciano la presenza è legata soprattutto agli spostamenti di singoli esemplari, ma il quadro sta evolvendo. Dalle prime segnalazioni sporadiche dei primi anni Duemila si è passati a una presenza costante di maschi in dispersione, che possono fermarsi anche per più anni. Dal 2021 sono state inoltre registrate presenze temporanee di femmine sul confine meridionale e anche quest’anno è stata rilevata geneticamente la presenza di una femmina in Val Caffaro.
Sono in aumento le segnalazioni da tutta la provincia. Per quanto riguarda i danni, nel 2026 sono già stati registrati 20 eventi, contro gli 11 del 2025, i 10 del 2024 e gli 8 del 2023. Sono stati attaccati due equini, otto alveari e undici tra appostamenti fissi di caccia e strutture come baracche e piccoli magazzini di montagna. Significative le predazioni in Valsaviore, mentre l’ultima è stata segnalata nel fine settimana in Bazena, a Breno.
Nel 2023 le predazioni erano state soprattutto su animali domestici (un asino, un caprino e otto ovini), nel 2024 erano stati registrati danni a equini, caprini, alveari, piante da frutto e strutture e nel 2025 erano cresciuti soprattutto quelli a equini, alveari, pollai e appostamenti fissi. Un quadro che conferma come la gestione dei grandi carnivori non possa più essere affrontata come un’emergenza episodica, ma richieda monitoraggio continuo, prevenzione e strumenti di convivenza con le attività agro-zootecniche.



