L’intitolazione ufficiale della scuola dovrà attendere ancora qualche tempo. Ma il nome e il ricordo di Gian Mario Martinazzoli sono già incisi nei cuori della sua famiglia, degli amici e dei colleghi, della comunità malegnese e di quella camuna più allargata. Da ieri, poi, una memoria così dolce e granitica allo stesso tempo ha toccato, ne siamo certi, anche il cuore dei più giovani, che hanno partecipato, nelle retrovie, alla cerimonia di (mancata) intitolazione e di commemorazione dell’educatore, giornalista e animatore sociale e culturale scomparso nel 2022, a 72 anni.
La cerimonia
Nonostante il mancato via libera della Prefettura, la cerimonia si è tenuta comunque, cambiando forma senza perdere significato, configurandosi come un passaggio di memoria tra generazioni, costruito attraverso le parole di chi, con Gian Mario, ha condiviso vita, lavoro, amicizia, impegno educativo e comunitario. «La legge stabilisce procedure che siamo chiamati a rispettare – ha esordito il sindaco Matteo Furloni –, ma la memoria e la gratitudine non possono essere sospese. Riprenderemo questo percorso, ma il significato resta quello di consegnare ai giovani l’eredità di un uomo che ha dedicato la propria vita a educazione, cultura, informazione e crescita del territorio». Un’eredità richiamata anche dalla dirigente scolastica Mariella Mininni, che ha ricordato Gian Mario come uomo di scuola, che la intendeva «come laboratorio di vita».
I ricordi
A riportare tutti alla dimensione più personale sono stati i ricordi di chi, con Gian Mario, ha condiviso pezzi di cammino. Come l’educatore Dario Pezzoni, che ha ripercorso gli anni dei gruppi giovanili e ha citato il metodo «capace di lasciare spazio e responsabilità ai ragazzi». Mauro Torri, amministratore delegato di Editoriale Bresciana, lo ha ricordato anzitutto come amico, perché «alla base di tutte le cose grandi c’è l’amicizia», passando il testimone a Fabrizio Prestiti, che gli è stato accanto per oltre vent’anni. Agli studenti ha augurato «d’incontrare tra le mura della scuola una figura come Gian Mario».
Il direttore di Giornale di Brescia Giorgio Bardaglio, alla sua prima visita in Valle, ha parlato della capacità di capire quando è il momento di lasciare spazio e consegnare il testimone ai giovani: «Gian Mario continua a vivere proprio perché la comunità ne custodisce e trasmette l’esempio». Giuliano Chiapparini, storico collaboratore di Radio Voce camuna, ha infine raccontato la sua capacità di trasformare discussioni culturali in indicazioni concrete, sempre con equilibrio e attenzione alle persone.
A chiudere il momento più intimo è stata la moglie Noris, con una poesia di Alda Merini e poche parole: «Grazie Mario per esserci stato e per esserci ancora». La targa è stata scoperta dai nipoti Mattia e Giorgio. Accanto, anche una scultura in legno, con un bambino che scala verso l’alto, donata da un amico.



