Scuola

La scuola italiana galleggia ma non riesce a decollare

Secondo i risultati del programma Pisa dell’Ocse per la valutazione internazionale degli studenti, l’Italia tiene abbastanza bene sulla sufficienza, molto meno sull’eccellenza
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Alunni in classe
Alunni in classe

L’edizione 2022 del Programma per la valutazione internazionale degli studenti (Pisa) di 15 anni aveva lanciato l’allarme sul calo del rendimento scolastico in Europa. I risultati 2025 dell’indagine Ocse lo confermano. I punteggi medi sono caduti ai più bassi livelli dell’ultimo ventennio in scienze, matematica e comprensione della lettura. Per quanto ci riguarda il Rapporto restituisce un quadro più positivo dell’atteso, ma neppure rassicurante.

Nelle tre materie fondamentali i nostri quindicenni si collocano sopra i valori Ue e Ocse. Tuttavia, il dato sul quale riflettere è altro: l’Italia tiene abbastanza bene sulla sufficienza, molto meno sull’eccellenza. Partiamo dalle scienze. 483 punti, contro i 482 e 476 di Ocse e Ue. Rispetto al 2022 sono sei punti in più. Siamo ai livelli del 2015. Un dato incoraggiante. In matematica i punti sono 468, cinque in più dell’Ocse, otto rispetto all’Ue. Anche qui il confronto internazionale ci è favorevole. Ma è solo l’ultima fotografia. In effetti, dal 2015 abbiamo perso circa 24 punti, mentre la quota di studenti non in grado di raggiungere il livello minimo di competenze è aumentata di otto punti percentuali.

Come dire: oggi non stiamo andando peggio degli altri, ma neppure stiamo andando bene. La lettura offre il risultato migliore: 474 punti, contro 461 dell’Ocse e 451 dell’Ue. Un vantaggio consistente. È, tuttavia, indicatore di una relativa solidità del sistema italiano? Anche in questo caso si tratta dell’ultima foto. Rispetto al 2022 perdiamo sette punti. Fin qui i numeri consentono un giudizio moderatamente positivo. Ma Pisa offre un’altra, e forse più interessante, chiave di lettura. Lo stacco tra chi raggiunge la soglia minima e quanti arrivano ai più alti livelli.

Il 78 per cento degli studenti italiani raggiunge almeno il livello 2, la soglia della sufficienza, in scienze, il 69 in matematica e il 76 in lettura. Punteggi superiori a quelli dell’Ocse. Quando però si passa ai livelli 5 e 6, quelli dell’eccellenza, il rapporto si rovescia. Gli studenti italiani sono meno numerosi. Qui troviamo il vero nostro punto debole: non tanto la difficoltà degli studenti per arrivare alla sufficienza, quanto la capacità (o la volontà) di conquistare l’eccellenza.

Tra essere sufficienti e essere eccellenti corre una grande differenza. In un’economia dove la competitività dipende e dipenderà sempre più da ricerca, tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale, servono tanti giovani capaci di misurarsi con i livelli più sofisticati del sapere. Insomma, ciò di cui abbiamo bisogno è un capitale umano maggiormente qualificato.

Lo conferma la prova, di nuova introduzione, di «risoluzione computazionale dei problemi», volta a valutare la capacità di affrontare e risolvere problemi nuovi attraverso un ragionamento strutturato e l’uso di strumenti digitali. Otteniamo 490 punti, contro i 500 e 492 di Ocse e Ue. Una nostra fragilità.

In conclusione, il confronto internazionale, anche perché il rendimento generale è arretrato, ci consegna una posizione meno sfavorevole. Un po’, quindi, per merito nostro, un po’ per demerito altrui. Emerge, comunque, un sistema con la tendenza a galleggiare. Insomma, ci si accontenta. Ma il confronto con noi stessi, soprattutto nell’arco degli ultimi dieci anni, non può farci sorridere. Il vero problema non è stare sopra o sotto una determinata media.

Chiediamoci piuttosto, e la domanda dobbiamo porcela in tre versioni, se: a) la scuola stia preparando adeguatamente i giovani per il mondo in divenire, b) se questi siano consapevoli della necessità di perseguire l’eccellenza, c) se e quanto le famiglie spingano i loro figli a impegnarsi seriamente negli studi. La risposta desumibile da Pisa 2025 è: abbastanza per non precipitare, nient’affatto a sufficienza per decollare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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