La targa è pronta, gli invitati pure e la cerimonia si farà. Ma sabato prossimo la scuola di Malegno non potrà essere ufficialmente intitolata a Gian Mario Martinazzoli. La Prefettura di Brescia ha infatti respinto la richiesta di deroga, presentata dal Comune per superare il termine dei dieci anni dalla morte previsto dalla legge. Martinazzoli, giornalista, insegnante ed educatore, per trent’anni direttore di radio Voce camuna e collaboratore di Teletutto e Giornale di Brescia, è scomparso quattro anni fa esatti, il 20 settembre 2022, a 72 anni.
La comunicazione della Prefettura è arrivata dopo la richiesta inoltrata dal municipio il 24 agosto. Il provvedimento prende atto della «meritevolezza della proposta», ma ritiene che non vi siano i presupposti per l’autorizzazione, vista «l’eccessiva contiguità temporale» dalla morte. La legge 1.188 del 1927, tuttora vigente, stabilisce infatti un termine di dieci anni e consente deroghe in casi eccezionali, per persone che abbiano «benemeritato della nazione». Condizioni che, secondo la Prefettura, nel caso di Martinazzoli non ricorrono.

«Niente scontro»
«Il prefetto applica la legge e noi ne prendiamo atto, non vogliamo aprire uno scontro istituzionale – afferma il sindaco Matteo Furloni –. Confidavamo però nella possibilità della deroga, considerando soprattutto il profondo legame di Martinazzoli con Malegno e la Valcamonica. Nelle piccole realtà è difficile che il riconoscimento riguardi personalità di rilievo nazionale, ma ci sono persone che hanno dato moltissimo e che una comunità sente il bisogno di ricordare». L’Amministrazione aveva scelto d’intitolare direttamente l’edificio comunale di via Cava 7, e non uno specifico ordine scolastico, anche per evitare un iter più lungo legato agli organismi della scuola. Dopo i primi contatti con la Prefettura, il primo cittadino ha tentato ulteriori mediazioni per sostenere la richiesta, senza però ottenere un esito diverso.
La cerimonia
Il programma di sabato, dunque, non viene cancellato: alle 9, nel cortile delle medie, si terrà un momento pubblico di ricordo, non formalmente un’intitolazione, ma una commemorazione e insieme l’assunzione dell’impegno a riproporre l’istanza quando saranno maturate le condizioni di legge. «Siamo convinti – conclude Furloni – che la comunità abbia il diritto e dovere di custodire la memoria delle persone che hanno contribuito alla loro crescita. Il rilievo nazionale è importante nelle valutazioni istituzionali, ma per i Comuni hanno un valore altrettanto significativo le figure che hanno dedicato la propria vita all’educazione, alla cultura e alla comunità».



