Quattro categorie: i distratti («Non ho visto i cartelli»), i negazionisti («Il senso unico non c’è») e i Pinocchi («Giuro, non lo sapevo»). Infine, gli arroganti («Me ne frego del divieto») che «insaccano» di improperi chi si azzarda a far notare l’infrazione. Comportamenti diversi, con un denominatore comune: si manifestano tutti sulla ex Sp65, alla periferia di Ghedi, negli ultimi 600 metri che, per ragioni di sicurezza, da alcuni giorni sono a senso unico.
Infrazioni
A più di una settimana dall’entrata in vigore del divieto, nonostante i cartelli di dimensioni autostradali, per abitudine o distrazione, troppi bastian contrari imboccano la strada dalla parte sbagliata, facendo correre un brivido lungo la schiena a chi, procedendo nel senso giusto, si trova davanti un’auto che non dovrebbe essere lì.
Dalla padella alla brace: per colpa dei tanti incoscienti che amano l’azzardo, il senso unico rischia di essere pericoloso quanto il male che dovrebbe combattere. Amministrazione comunale e Polizia locale (che presidia spesso quel tratto di strada) confidano di convincere anche i più riottosi a rispettare le regole: ragionandoci insieme, ma anche comminando multe, che infatti già fioccano.
Il dibattito
Il senso unico è frutto di un accurato studio sui flussi del traffico: non sarà il massimo, ma è sempre meglio di niente. «En mancànso dèi caài, sa fa trotà i àsen» dicevano i nostri nonni. Siccome al momento la soluzione migliore (strada riqualificata) non è disponibile, si è scelta quella meno peggio.
Poi c’è il web, che dispensa consigli a quattro mani. Qualcuno propone di allargare la strada. Ottimo suggerimento. L’Amministrazione comunale ha già deciso di procedere, ma servono almeno un anno di tempo e un milione di euro: intanto vien buono il senso unico. «Ha da passà a nuttàta», direbbe il grande Eduardo.
Altre soluzioni dal web: tornare al doppio senso, invertire la direzione, colpa dell’algoritmo, del sindaco, del tempo… Nel calcio siamo tutti ct della Nazionale. Qui tutti ingegneri e urbanisti.



