Abbiamo sentito la sindaca per capire come questo strumento di diplomazia informale funzioni, quali sono le sue caratteristiche e che scenari futuri attendono la nostra città. Ecco l’intervista.
Sindaca Castelletti, cosa può dirci di questa sorta di diplomazia informale tra città che si costruisce attraverso i gemellaggi?
«Le relazioni sono sempre state importanti per la nostra città. Lo sono state in passato e si sono concretizzate anche attraverso i gemellaggi. Siamo partiti da quello con Darmstadt, anche perché la Germania ha una tradizione molto forte in questo campo, sviluppata subito dopo la guerra: i rapporti tra città sono diventati uno strumento per costruire reti, relazioni e fiducia. Siamo poi gemellati con Logroño e con Troyes. C’è stata la scelta di Betlemme, legata alla figura di Paolo VI e ai rapporti con l’Università. Più recentemente si è aggiunta la città lituana di Kaunas, per la volontà di guardare verso Est, in una fase in cui i temi della libertà e della democrazia nell’Europa orientale sono diventati particolarmente importanti».
Quanto vale il confronto con le altre città?
È fondamentale. La scelta del brand della nostra città, "Brescia, la tua città europea”, non è stata soltanto una scelta di posizionamento cittadino, ma anche politico, all’interno di una dinamica europea oggi certamente in difficoltà. Di recente siamo entrati anche in Eurocities, una rete formata generalmente da città più grandi della nostra, ma con una vocazione metropolitana. A Brescia è stata riconosciuta, per la sua storia di innovazione, la capacità di farne parte. Il confronto non significa soltanto scambiarsi buone pratiche, ma anche cercare di condividere un orizzonte comune. In questi anni mi è capitato spesso di incontrare ambasciatori. Quelli presenti in Italia sono molto interessati a conoscere città medie con un potenziale sociale, culturale ed economico importante.
Oggi se non ci si confronta con le esperienze degli altri, si perde un’occasione importante. Penso alla transizione climatica, all’immigrazione e, per noi, allo sviluppo tecnologico. In un momento in cui la traiettoria dell’Europa non è chiara e ci sono molte conflittualità politiche al vertice, le città stanno indicando una strada: cercano e costruiscono relazioni, provano a immaginare insieme risposte sociali, economiche e ambientali, partendo dal piccolo. Non è qualcosa che accade soltanto nelle metropoli: Milano, Parigi, Londra, Madrid e Berlino si confrontano, ma anche le città medie stanno sviluppando un lavoro costante, guardando ai modelli, agli esempi e alle esperienze degli altri.
Mi ha colpito il riferimento a Betlemme e a Paolo VI. Montini è stato il primo Papa globale. Quell’afflato, un tempo soprattutto della Chiesa bresciana, sembra esteso alla città e alle imprese, oggi presenti in tutto il globo.
Betlemme è gemellata con moltissime città. Anche questo è un modo, da un lato, per contribuire a costruire un’identità per quel popolo e a farlo riconoscere; dall’altro, il messaggio di pace ha sempre accompagnato il percorso del Festival della Pace nella nostra città. Certamente Brescia ha anche una forte tradizione missionaria.
Quando nacque il primo gemellaggio con Darmstadt, lei era appena arrivata in Consiglio comunale.
Il gemellaggio risale all’amministrazione Corsini. È difficile trovarne traccia, ma credo esista anche un gemellaggio promosso da Bruno Boni con una città africana, forse del Mozambico. All’epoca, però, i gemellaggi non seguivano l’iter di oggi, che richiede il riconoscimento del Ministero degli Esteri. Oggi sono in certificati e hanno un valore più forte.

Ogni gemellaggio ha caratteristiche diverse. Cosa può dirci?
Darmstadt, proprio perché per la Germania il gemellaggio aveva un valore potentissimo dopo la guerra, ci ha insegnato il valore di questo strumento e l’importanza di fare rete. Logroño e la Spagna hanno un altro modo di vivere i gemellaggi. Da loro abbiamo imparato quanto il cibo e il vino siano importanti nelle relazioni. Per loro c’è la Rioja, per noi la Franciacorta. Il cibo è stato un terreno sul quale sviluppare conoscenze e rapporti, e capire quanto possa essere importante anche per il turismo. Abbiamo dato vita a molti appuntamenti, come il Festival dei Sapori, e sono nate frequentazioni vere. Le città spagnole sanno inoltre esportare la propria arte e la propria musica come biglietto da visita. Ci hanno insegnato anche l’importanza del brand e del logo. La Spagna viene comunque da una dittatura non così lontana nel tempo, e anche questo ha un valore. Il gemellaggio con Troyes, avviato dalla Giunta Paroli, è stato ereditato e portato a termine da noi.
Con Betlemme, invece, abbiamo organizzato appuntamenti importanti. Abbiamo portato a Brescia le città gemellate attraverso squadre di calcio giovanili, con l’oratorio, gli Alpini e il parroco di Fiumicello. Abbiamo dato vita a un gemellaggio sportivo molto intenso: i ragazzi trascorrevano dieci giorni insieme, arrivando da tutte queste città. È stato un momento forte.
Con Kaunas il percorso è stato un po’ più sofferto.
Kaunas è diventata anche motivo di scontro. Abbiamo però creato un gemellaggio che ci ha portato a stringere rapporti importanti. La Lituania ha un’ambasciatrice molto attiva. Quest’anno è particolarmente importante per l’amicizia tra Italia e Lituania e lo celebreremo con un appuntamento dedicato a Brixia, che coinvolgerà anche le due presidenze.
Avete anche l’obiettivo di gemellarvi con una città ucraina. La state identificando?
Il Consiglio comunale ha votato all’unanimità l’ipotesi del gemellaggio. Dobbiamo capire quale sia la città più adatta a creare collegamenti, guardando al futuro e alla rinascita del Paese.
Chi segue concretamente i rapporti con le altre città?
I tecnici hanno un ruolo importante, perché i politici cambiano. Ho visto maggioranze e sindaci diversi nelle città gemellate, ma chi tiene vivo il progetto sono i tecnici. Noi abbiamo un Ufficio rapporti internazionali che si occupa anche dei gemellaggi: per scherzo lo chiamo il nostro Ministero degli Esteri.
Oltre alla parte più burocratica, mi sembra di capire che siano le relazioni umane a fare la differenza.
Esatto. Sono le relazioni umane a costruire i rapporti tra le città. Anche i sindaci sviluppano rapporti personali. A Darmstadt oggi c’è un sindaco socialista, mentre prima governavano i Verdi. Il precedente sindaco, per esempio, veniva ogni anno in vacanza sul lago di Garda con la moglie.




