Strumento per allacciare e mantenere relazioni internazionali, mezzo di diplomazia informale, iniziativa simbolica per ribadire la condivisione di valori comuni. Ma non solo. Per gli enti locali i gemellaggi possono essere anche un modo per instaurare legami economici e dare vita a scambi culturali, destinati a dare buoni frutti nel tempo. Quella dei gemellaggi è una pratica molto diffusa anche nel Bresciano, dove sono decine i legami stretti negli anni con città italiane e straniere, non solo all’interno dell’Unione europea.
Nonostante la loro importanza, però, non è facile sapere con precisione con quanti e quali enti nazionali o esteri i Comuni italiani abbiano stabilito delle relazioni diplomatiche di amicizia. A quanto risulta, non esiste un database aggiornato in cui viene tenuto conto dei gemellaggi stretti nel nostro Paese, pertanto una ricognizione degli «affratellamenti» di paesi e città nostrane deve per forza unire alla consultazione dei più recenti report disponibili quella dei documenti relativi ai gemellaggi sui siti dei Comuni.
L’elenco
Per quanto riguarda Brescia, ad oggi i gemellaggi sono cinque: Darmstadt, Logroño, Troyes, Kaunas e Betlemme. Nel marzo 2025 è stato avviato il percorso istituzionale per arrivare a siglare un gemellaggio con Irpin, cittadina alla periferia nord-occidentale di Kiev.
Per i Comuni del Bresciano, l’ultimo elenco aggiornato risale al 2010. Una lista stilata dalla sezione lombarda dell’Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Aiccre), un ente fondato nel 1952 che si occupa di facilitare il collegamento tra gli enti locali italiani e quelli esteri, dunque anche di offrire assistenza durante l’iter di stipulazione di un gemellaggio.
Nella lista del 2010 erano circa una cinquantina i gemellaggi conteggiati: in questi 16 anni se ne sono aggiunti altri, quasi tutti con Comuni dell’Unione europea. Soprattutto francesi: sono almeno più di venti gli accordi di amicizia siglati da paesi bresciani con municipalità transalpine. Parlando di Alpi, sono diversi i gemellaggi con città austriache, svizzere e tedesche. Ma il legame è forte anche con Paesi mediterranei come la Spagna.

Bosnia, Capo Verde, Usa
Almeno due sono poi i gemellaggi di Comuni bresciani con località della Bosnia-Erzegovina. Nel caso di Roncadelle, il legame con la cittadina di Zavidovici, duramente colpita dalla guerra combattuta tra il 1992 e il 1995, è stato suggellato nel 2007 e si è fortificato negli anni grazie a scambi culturali e visite tra le due comunità.
Con una città bosniaca, Gradacac, è gemellata dal 2008 anche Castenedolo. In quanto a gemellaggi, non mancano i legami che travalicano le distanze tra continenti: si pensi al gemellaggio di Desenzano con l’Isola di Sal a Capo Verde e a quello di Tremosine con la cittadina di North Adams nel Massachusetts, dove in molti emigrarono per cercare fortuna anche dall’Alto Garda.
La procedura
Ma come fanno due città a gemellarsi? Lo spunto può nascere da varie ragioni: solidali, culturali, economiche, ma anche una comunanza simbolica. Una volta nata l’idea uno dei due Comuni deve cominciare a prendere contatto con l’altro. Se l’idea ottiene parere favorevole, la proposta di gemellaggio – che in genere viene dalla Giunta comunale, ma che può partire anche da un comitato o su proposta di un singolo cittadino – deve essere approvata ufficialmente dal Consiglio comunale. Da qui un passaggio al governo centrale: la delibera va infatti inviata al Dipartimento Affari regionali e Autonomia locali della Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Segreteria generale del Ministero degli Affari esteri.
Spesso nella delibera viene nominato anche un «comitato di gemellaggio»: possono prendervi parte rappresentanti dell’ente locale ma pure esponenti delle realtà cittadine, come associazioni, membri di realtà culturali e sportive, singoli imprenditori. Di fatto, come si legge nella pagina dedicata sul sito del Ministero dei Beni culturali, si tratta di «un gruppo di lavoro incaricato di rendere fattivo il gemellaggio stesso».
Dopo reciproche visite ufficiali tra delegazioni dei due Comuni, infine, si arriva alla firma del documento che sancisce la stipulazione del gemellaggio. E i fondi? Possono venire da enti locali, da finanziamenti nazionali o da bandi europei.




