Villa Zanardelli passa in mani private: sfuma l’ipotesi di una valorizzazione pubblica. La Fondazione Villa Paradiso, che ne era proprietaria, ha venduto la storica dimora di Giuseppe Zanardelli all’imprenditore tedesco Dieter Xaver Roschmann, che l’ha acquistata attraverso la società Zarosa Immobiliare Srl, con sede a Bolzano. L’operazione sarebbe stata conclusa per una cifra di circa 7 milioni di euro.
La storia
Che la villa fosse in vendita era noto da tempo. La notizia del passaggio a un acquirente privato, tuttavia, segna un punto di svolta nel dibattito sul suo futuro e affossa le speranze di un recupero al patrimonio pubblico e di una valorizzazione a fini storici, culturali e turistici. La dimora si affaccia direttamente sul lago tra Fasano e Maderno.
Fu progettata da Antonio Tagliaferri e venne fatta costruire da Zanardelli tra il 1889 e il 1892. Si estende su circa 8.000 mq ed è circondata da un parco di 17.000 mq. A lungo ha ospitato il centro residenziale di Fobap Anffas, pur presentando caratteristiche strutturali non adeguate alle esigenze di cura e assistenza.
Nel 2024 i quaranta ospiti con disabilità sono stati trasferiti nel nuovo centro realizzato a Maderno, in via d’Annunzio, con un investimento di 9 milioni di euro. Evidentemente l’operazione è stata finanziata in parte anche attraverso la vendita della dimora storica in cui Zanardelli soggiornò negli ultimi quindici anni di vita e dove morì il 26 dicembre 1903. Dopo la sua scomparsa, i nipoti che avevano ereditato la villa non riuscirono a conservarla e la vendettero a un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (Ipab), finanziata dal Comune di Brescia e successivamente trasformata in Fondazione.
Patrimonio artistico
«All’interno – si legge sul sito del Fai, il Fondo ambientale italiano, che ha inserito la villa nei percorsi delle dimore di pregio architettonico – ci sono affreschi dell’epoca e quadri attribuiti a Ximenes e a Bertolotti che raccontano i momenti più salienti della vita politica dello statista bresciano. Uno rappresenta la visita del Re Umberto I insieme a Zanardelli alle officine Glisenti, dipinto che sta a ricordare la svolta che Zanardelli impresse in favore dell’industria bresciana. In un salone al piano terra, nel soffitto con effetto trompe l’oeil, si affacciano le figure dei principali collaboratori di Zanardelli».
Insomma, un vero museo. Negli anni non sono mancate le istanze affinché le istituzioni si facessero carico del futuro dell’edificio. Nel 2020 venne inviata una lettera-appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Le proposte di utilizzo della villa possono essere tante, un museo, la sede di una scuola dell’avvocatura, Centro Studi e altro, ma ciò che conta è che un bene di così alto valore storico non sia sottratto alla comunità locale e alla cittadinanza bresciana», si leggeva nella lettera.
Ma in assenza di un progetto di valorizzazione e gestione economicamente sostenibile, le istituzioni non intervennero. Resta, magra consolazione, la tutela introdotta nel 2016 con il vincolo «di interesse storico-artistico» a sensi del codice dei beni culturali. Una protezione importante. Di fatto, però, un bene di così alto valore storico viene sottratto alla cittadinanza. L’ennesima occasione persa.



