Giuseppe Zanardelli, a due secoli dalla nascita statista ancora da esplorare

L’Archivio di Stato di Brescia costituisce una «miniera» per gli studiosi. In una mostra immersiva spunti inediti
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

La mostra immersiva su Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it
La mostra immersiva su Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it

A duecento anni dalla sua nascita la figura di Giuseppe Zanardelli non manca di riservare ancora sorprese. E non è un caso che uno sforzo per offrire prospettive inedite venga dall’Archivio di Stato di Brescia, «una tappa obbligata per chi fa ricerca su Zanardelli» assicura la direttrice Debora Piroli. A confortare la sua indicazione è un fatto: sugli sterminati scaffali dell’ente di via Galilei trovano posto infatti circa 900 faldoni in cui confluì ogni pratica trattata dallo statista nei suoi plurimi incarichi di governo: Zanardelli fu in momenti diversi ministro dei Lavori pubblici, dell’Interno e per ben tre volte Guardasigilli, oltre che Presidente del Consiglio.

«Era prassi all’epoca che un ministro portasse... il lavoro a casa» spiega Piroli. Di qui la presenza degli atti romani nella villa di Maderno in cui Zanardelli si spense, «acquisiti di diritto dallo Stato, che ha poi accolto anche altro materiale privato» di indubbio interesse storico, comprensivo di carteggi con grandi figure del suo tempo, da Crispi a Depretis, per dire. Una miniera per gli studiosi. A sondare la quale, proprio Piroli ha concorso mettendo mano a uno sterminato epistolario di 12mila lettere.

Evelina de’ Terzi Lana

Tra queste, alla sensibilità umana e professionale, non è sfuggito un carteggio decisamente particolare, scelto per fare da filo conduttore alla mostra immersiva proposta all’ente di via Galilei. «Zanardelli intrattenne una fitta corrispondenza con una donna allora ben inserita nel contesto intellettuale, Evelina de’ Terzi Lana». Moglie del conte Gerardo – di cui Zanardelli fu testimone di nozze e che poi volle quale suo esecutore testamentario –, si occupava di fatto della gestione della villa di Maderno dello statista, tanto che le tre figlie della coppia erano di casa».

L'amica Evelina de' Terzi Lana - © www.giornaledibrescia.it
L'amica Evelina de' Terzi Lana - © www.giornaledibrescia.it

Nell’epistolario emerge un rapporto molto diretto, che conferma la natura progressista di Zanardelli (promotore per inciso nel 1902 di una legge sul divorzio), per quanto il tempo lo consentisse: non era comune, infatti, tenere in alta considerazione il parere di una donna su questioni molto delicate, dal varo del Codice penale che abolì la pena di morte e introdusse l’ergastolo, alle complicate implicazioni del trasformismo di Depretis. Suggestiva sul punto la minuta del biglietto, con cui il bresciano si dimette dal primo governo dello statista pavese: «Fa quello che vuoi. Per me non ho altro da aggiungerti se non che nessun capo-divisione, dirò meglio, nessuno scrivano mai fu trattato come il ministro dei Lavori pubblici, pure in una faccenda che è di sua principalissima competenza».

Come un dialogo

«Sua ammiratrice e amica dell’anima» si firma Evelina Lana, in una delle lettere collocate nelle vetrine espositive che si tramutano in filo conduttore dell’intera mostra immersiva, in un dialogo epistolare ricostruito attraverso un video che avvolge lo spettatore, proiettato sulle pareti della sala espositiva. Le fotografie di Zanardelli e della sua nobile interlocutrice – alcune inedite, messe a disposizione dalla Fondazione Negri e animate grazie all’intelligenza artificiale –, accompagnano la lettura recitata delle epistole proposte e la ricostruzione «sulla base della conoscenza che di Zanardelli abbiamo, delle probabili risposte dello statista, a noi non pervenute».

La mappa del viaggio in Lucania di Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it
La mappa del viaggio in Lucania di Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it

E in questo raffinato percorso sono incastonati come pietre su un diadema altri frammenti di storia zanardelliana custoditi all’Archivio di Stato e riproposti al pubblico: dal decreto del Re con la nomina a Presidente del Consiglio (datato, brescianissima coincidenza, 15 febbraio 1901, giorno di San Faustino) alla corrispondenza con Simone Orefici. Padre del futuro sindaco di Brescia Gerolamo e membro dell’Ordine degli avvocati di Brescia, di cui Zanardelli stesso fu presidente dal 1875 fino alla morte, gli comunica non senza soddisfazione che il Consiglio bresciano ha dato parere favorevole all’abolizione della pena di morte da lui sostenuta, sia pur per un solo voto di scarto, diversamente da quello di Milano.

L’industria bresciana

Nelle teche si susseguono poi le lettere di Jessie White Mario (giornalista, attivista, vedova del garibaldino Alberto, e quindi studiosa di quel Risorgimento cui ella stessa aveva contribuito), a riconferma dell’attenzione vicendevole tra il bresciano e l’universo intellettuale femminile. E ancora pure quelle che attestano il costante interessamento di Zanardelli per il mondo economico bresciano: dalle bozze di contratto per la fornitura dei marmi del Vittoriano per la ditta di Mazzano Gaffuri-Massardi (fonte di grandi polemiche con Carrara, dove si contestava la scelta del «Botticino»), ai carteggi con grandi nomi dell’imprenditoria armiera, dai Glisenti di Villa Carcina ai Beretta di Gardone Vt.

Favorire commesse al territorio di origine, seppur probabile garanzia di sostegno alle urne (specie dopo l’allargamento dell’elettorato attraverso l’inclusione di tutti i cittadini alfabetizzati, in virtù della riforma da lui firmata), era per Zanardelli non già una scelta dettata da tornaconto («non ve n’è traccia neppure indiretta nell’intero epistolario», precisa Piroli), piuttosto riprova di un legame alla terra d’origine, che anche nei decenni romani non si sciolse mai.

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