A lungo forse rimasto un po’ in disparte, il santuario Madonna del Castello è tornato al centro dell’attenzione. Raccolta firme, restauri, un nuovo impianto di illuminazione, telecamere e un’iniziativa per salvare sette tele testimoniano il rinnovato interesse per il luogo di culto sul monte Rocchetta.
Gioiello barocco
Il comitato Amici del santuario della Madonna del Castello, insieme a diverse associazioni, ha promosso una raccolta firme affinché il gioiello barocco possa beneficiare delle risorse del Fai (Fondo per l’ambiente italiano).
L’obiettivo è intervenire contro infiltrazioni e umidità, che stanno danneggiando la struttura, gli stucchi e i dipinti. Le sottoscrizioni hanno già superato quota 4.500 e c’è tempo fino al 15 dicembre per aderire. Altri interventi sono già stati sostenuti da realtà e famiglie del territorio. L’associazione Simone Butti ha finanziato il restauro della volta della sacrestia, mentre la famiglia di Enrico Ghirardi si è fatta carico di quello dell’affresco dell’Immacolata Concezione. L’opera, realizzata nel 1856 dal pittore Luigi Trecourt, si trova in una nicchia a metà della scalinata.

Anche il Comune si è mosso per valorizzare il complesso e garantire maggiore sicurezza. La Giunta ha approvato la riqualificazione dell’ormai obsoleto impianto di illuminazione, interessando la facciata principale, il portico voltato e l’ampio terrazzo sul sagrato. L’intervento sarà accompagnato dall’installazione di due telecamere collegate al sistema di videosorveglianza, per tenere sotto controllo un luogo talvolta frequentato da persone poco rispettose.
Al museo annesso
Sul fronte della tutela del patrimonio artistico è intervenuta anche la Parrocchia, lanciando «Adotta un’opera, custodisci una memoria». L’iniziativa punta al recupero di sette tele conservate nel museo annesso al santuario e bisognose di restauro: «La morte di San Giuseppe», «Deposizione», «I santi Giovanni Battista, Lorenzo e Pietro», «San Francesco di Paola», «I santi Carlo Borromeo e Ignazio da Loyola», «Martirio di San Lorenzo» e «San Rocco intercede per gli appestati».

«Da secoli accompagnano la preghiera della nostra gente e oggi chiedono cura, attenzione e amore perché possano essere consegnate con dignità alle nuove generazioni», scrive il parroco don Riccardo Bergamaschi in una lettera ai carpenedolesi. È possibile sostenere interamente il costo del restauro di un’opera oppure contribuire con una quota (info al 339.8222599). «Chi lo desidera – prosegue don Bergamaschi – può dedicare il dono al ricordo di una persona cara: la bellezza custodita nell’arte diventa così una preghiera che resta». Ogni domenica, dalle 15 alle 17, il santuario apre inoltre le porte per le visite guidate.



