Cronaca

Focolaio salmonella, Sileo: «Sotto controllo, si evitino nuovi contagi»

Il direttore generale di Ats Brescia: «I pasti sospetti restano quelli serviti giovedì e venerdì nel centro di cottura che poi è stato chiuso. In corso le analisi per capire l’origine della contaminazione»
Dei 12 bambini ricoverati, otto sono al Civile di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Dei 12 bambini ricoverati, otto sono al Civile di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

La situazione è in miglioramento, i ricoveri diminuiscono e il focolaio resta circoscritto ai pasti preparati la scorsa settimana nel centro di cottura poi chiuso. Ma l’elevato numero di persone contagiate preoccupa Ats Brescia: la salmonellosi può infatti trasmettersi anche ai familiari che non hanno consumato quegli alimenti, soprattutto durante l’assistenza ai bambini più piccoli. «Dobbiamo evitare il rischio di nuovi focolai – spiega il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo, che non nasconde la sua preoccupazione –. Per questo abbiamo dato indicazioni specifiche ai medici».

Direttore, il focolaio è sotto controllo?

Sì, nel senso che tutto è terminato con i pasti sospetti di giovedì e venerdì scorso. Il centro di cottura è stato chiuso e da lunedì non è più uscito alcun pasto da quella struttura. Il focolaio resta quindi circoscritto a quanto accaduto in quelle due giornate.

Qual è l’ultimo aggiornamento sul numero dei casi?

Siamo arrivati a 117 casi ufficialmente segnalati dai pronto soccorso, dagli ospedali, dai pediatri di famiglia e dai medici di medicina generale. Potrebbero però esserci altre persone con sintomi lievi che non si sono rivolte a un medico e che, di conseguenza, non sono entrate nelle segnalazioni.

Il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
Il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Perché il numero continua ad aumentare?

Non perché stiano comparendo nuovi casi legati a nuovi pasti, ma perché continuano ad arrivare le segnalazioni. I pasti preparati giovedì e venerdì erano circa 220. Centoquattordici casi sono certamente molti, ma potrebbero esserci soggetti che non hanno sviluppato sintomi oppure ne hanno avuti di lievi e non si sono fatti visitare.

È già stato identificato il ceppo di salmonella?

La salmonella è stata identificata e i campioni sono stati inviati al laboratorio regionale di riferimento per la genotipizzazione, cioè per ricostruirne la «carta d’identità». È molto probabile che, trattandosi di una tossinfezione diffusa e contemporanea, il germe sia lo stesso per tutti.

Che cosa state cercando nei campioni dei pasti?

Ogni centro di cottura deve conservare il cosiddetto pasto di prova, una sorta di «scatola nera». Abbiamo quindi a disposizione pasti identici a quelli distribuiti nelle scuole e stiamo analizzando i singoli componenti nel laboratorio di sanità pubblica di Ats. I risultati non dovrebbero arrivare prima di lunedì o martedì.

A quel punto sarà possibile ricostruire l’origine del focolaio?

Dovremo innanzitutto verificare se negli alimenti è presente la salmonella e se corrisponde alla stessa tipologia riscontrata nei pazienti. In questo modo potremo chiudere il cerchio. Resterà poi da capire come la salmonella sia arrivata in quegli alimenti.

C’è già un alimento sospetto?

Sappiamo che si tratta dei pasti serviti giovedì o venerdì, con una maggiore probabilità per quelli di venerdì, sulla base dei tempi di incubazione. Non erano presenti gli alimenti più frequentemente associati alla salmonella, come le uova o il pollo. Nel menù c’erano però una pasta fredda con pomodorini e altri ingredienti e del pesce.

L’attenzione si concentra quindi sulla pasta fredda?

È uno dei piatti sui quali stiamo lavorando. La pasta era stata cotta, ma poi unita ad altri ingredienti crudi, come i pomodori, e servita fredda. In assenza di un’ulteriore cottura, un’eventuale salmonella non sarebbe stata eliminata. È soltanto un’ipotesi: saranno le analisi a dirci dove si trovava.

Potrebbe essersi verificata una contaminazione durante la preparazione?

La salmonella è insidiosa e può essere presente anche in alimenti meno tradizionalmente associati a questo batterio. Potrebbero inoltre essersi verificate contaminazioni incrociate: un coltello o un altro utensile contaminato può trasferire il germe da un alimento all’altro. Per questo dobbiamo esaminare anche tutte le procedure adottate nel centro di cottura.

Sono in corso accertamenti anche sul personale?

Sì, perché chi manipola gli alimenti potrebbe anche essere un portatore sano e non presentare sintomi. Il quadro è però complicato dal fatto che alcuni operatori hanno mangiato gli stessi pasti. Bisogna quindi capire se un eventuale operatore positivo abbia contaminato gli alimenti oppure si sia ammalato proprio dopo averli consumati.

Il focolaio ha coinvolto anche degli adulti?

Sì, seppure in numero limitato. Tra loro ci sono insegnanti, educatori e anche due autisti che avevano consumato lo stesso pasto. L’ampiezza del focolaio indica comunque una carica batterica molto elevata. La gravità dei sintomi varia poi in base alla risposta individuale e all’età.

Qual è la situazione negli altri centri di cottura?

Abbiamo effettuato controlli anche nelle altre strutture. Il centro di Gussago, per esempio, è regolarmente in funzione e sta servendo Gardone e altre scuole. Negli altri centri il problema non si pone: tutto risulta circoscritto alla struttura chiusa.

Mensa scolastica (simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
Mensa scolastica (simbolica) - © www.giornaledibrescia.it

Possiamo parlare di una situazione in miglioramento?

Sicuramente. La curva sta calando e diminuiscono anche i ricoveri. Sono previste due dimissioni dagli Spedali Civili e una dalla Poliambulanza domani. Anche i bambini che avevano un quadro un po’ più impegnativo, ma mai grave, stanno andando in remissione. Il numero complessivo dei casi potrebbe ancora salire per l’arrivo di nuove segnalazioni, mentre quello dei ricoverati sta diminuendo. Questo significa che molte situazioni possono essere gestite a domicilio.

Qual è ora la principale preoccupazione?

Il numero elevato dei casi. In tante famiglie c’è un bambino malato che può diventare una fonte di contagio per gli altri componenti. I più piccoli devono essere assistiti e cambiati perché usano ancora il pannolino: in queste circostanze i familiari possono essere esposti anche se non hanno consumato il pasto.

C’è quindi il rischio di nuovi focolai familiari?

È quello che dobbiamo evitare. Abbiamo dato indicazioni specifiche ai medici di medicina generale e ai pediatri affinché il focolaio legato ai pasti non si estenda, attraverso il contatto con le persone malate, a chi quegli alimenti non li ha mangiati.

I genitori chiedono come sia potuto accadere. Che cosa risponde?

Comprendo perfettamente la loro preoccupazione. Sono episodi gravi, che non dovrebbero accadere, soprattutto quando coinvolgono bambini di uno, due o tre anni. Immagino l’impatto emotivo sulle famiglie. Se è successo, significa che qualcosa non ha funzionato: ora dobbiamo individuarlo con precisione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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