Cronaca

«Follia pensare di togliere il femminicidio»: due madri contro Vannacci

Gigliola Bono, madre di Monia Del Pero: «Lo Stato riconosca le famiglie delle vittime»
Al centro della polemica: l'eurodeputato Roberto Vannacci
Al centro della polemica: l'eurodeputato Roberto Vannacci

Arriva da Brescia la risposta alla proposta-provocazione di Roberto Vannacci.

«Il prossimo 8 luglio sarò nuovamente in aula davanti al tribunale di Roma per chiedere che lo Stato riconosca le famiglie delle vittime di femminicidio al pari delle vittime di mafia e terrorismo».

La mamma di Monia

A parlare è Gigliola Bono la mamma di Monia Del Pero, uccisa a 19 anni a Manerbio la sera di Santa Lucia del 1989 dal fidanzato che il giorno dei funerali della ragazza era già ai domiciliari e che, dopo essere stato condannato a 11 anni e otto mesi cinque dei quali in carcere, vive all’estero. E non ha mai risarcito la famiglia bresciana.

«Cosa penso di Vannacci? Che ha detto una stupidata. E pensare che ha anche due figlie femmine» dice senza giri di parole Gigliola Bono.

La «stupidata» in questione è la frase del generale eurodeputato: «Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri». La mamma di Monia Del Pero non ci sta. «Da 20 anni porto avanti una battaglia che a luglio vedrà l’ennesima tappa in un tribunale italiano. Ho avuto la tentazione di cercare un contatto con Vannacci per fargli capire che cosa vuole dire perdere una figlia uccisa per mano del partner. Ma poi mi sono detta che avrei solo perso tempo. Perché allora esiste l’omicidio stradale? Le parole hanno un peso e davanti ai numeri delle donne uccise ogni anno in Italia il reato di femminicidio è sacrosanto. Ho paura di Vannacci - conclude Gigliola Bono - e mi aspetto che prima o poi riproporrà il delitto d’onore».

La mamma di Daniela

Non ha dubbi nemmeno Giuseppina Ghilardi, la mamma di Daniela Bani, la 30enne di Palazzolo uccisa nel settembre del 2014 con 39 coltellate dal marito Mootaz Chaanbi, condannato a 30 anni di reclusione in via definitiva dalla Giustizia italiana e poi in Tunisia, suo Paese d’origine, dove era scappato subito dopo il terribile omicidio avvenuto nel loro appartamento.

«Sì ho letto le parole di Vannacci e fanno molto male, sono fortemente contrariata - commenta la donna, che in questi anni insieme al marito ha cresciuto i due nipotini, rimasti di fatto orfani, come se fossero figli suoi -. Non so se il generale abbia delle figlie, ma non è nemmeno questo il punto, perché ovviamente non auguro una cosa del genere a nessuno. Un’esperienza dolorosa».

Giusy - così la chiamano tutti - in questi anni si è sempre battuta per ottenere giustizia, in modo particolare quando il marito della figlia era latitante in Tunisia. Affiancata dall’avocato Silvia Lancini non ha mai mollato: la sua voce era arrivata anche all’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

«Al di là delle questioni politiche, sarò sempre grata a Salvini per quello che ha fatto per noi, per averci ascoltato e contribuito all’arresto dell’assassino di Daniela -. Il fatto che certe parole arrivino da un politico che è stato nella Lega non è una cosa per me rilevante, mi avrebbero fatto male anche se a dirle fosse stato un altro politico. Detto questo, penso che Vannacci abbia sfruttato la Lega e Salvini per fare carriera in politica».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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