«Non so dove sia, ma so che in giro c’è ancora il cuore di mio figlio». È la certezza a cui si aggrappa papà Paolo da quando, otto anni fa, insieme alla moglie Antonella, disse sì alla donazione degli organi del figlio Stefano, morto a soli 16 anni in un incidente in motorino.
Una decisione presa nel momento più straziante, che oggi regala alla coppia una consolazione: sapere che una parte del loro unico figlio continua a vivere e ha restituito speranza ad altre persone. «La nostra missione – spiegano – è ricordarlo e invitare tutti a esprimere il consenso alla donazione. Per questo abbiamo contribuito alla nascita di un gruppo Aido in Valcamonica, dove viviamo».

Di quel giorno Paolo e Antonella ricordano le emozioni e la rapidità con cui furono chiamati a decidere: «Tra il momento in cui ci dissero che non c’era più nulla da fare e quello della scelta trascorse pochissimo tempo. Avevamo sentito parlare della donazione degli organi soltanto in televisione e non avremmo mai immaginato di trovarci in una situazione simile. La dottoressa Paola Terenghi ci è stata vicina e le saremo sempre grati. Lo scriva. Non ha senso dire di no, se con quel gesto si può salvare o migliorare la vita di qualcuno».
Nel ricordo di Onger
Per dimostrarlo mamma Antonella e papà Paolo erano presenti, ieri, all’inaugurazione della «Stanza della Vita» realizzata da Aido agli Spedali Civili, vicino all’Anestesia e Rianimazione a indirizzo neurorianimatorio (Scala 7). Una piccola sala intitolata ad Angelo Onger, fondatore di Aido Brescia, ma dal significato profondo. È uno spazio raccolto, lontano da monitor e allarmi, dove l’équipe medica e infermieristica incontrerà i familiari di una persona deceduta che in vita non si era espressa sulla donazione degli organi, per chiedere loro il consenso. Una prima «Stanza della Vita» è stata inaugurata nel 2024 in Rianimazione 1. Il sogno dell’Aido è crearne un’altra per la Rianimazione cardiochirurgica.
Umanizzazione delle cure
«Questa inaugurazione dimostra la vitalità del Ssn, un servizio che difende la vita – ha osservato il direttore generale Luigi Cajazzo –. Ringrazio l’Aido per aver allestito con l’aiuto di privati questo spazio, ringrazio il Foppa che ha decorato le pareti, e ringrazio il personale medico e infermieristico per il lavoro che svolge con umiltà e rispetto. Questa non è una stanza che ospita una firma, ma il luogo che custodisce la speranza».
«È la dimostrazione che ci prendiamo cura delle famiglie sino alla fine. Perché non si cura più la malattia, ma la persona, anche quando sta morendo, e la cura include la famiglia», ha aggiunto il prof. Nicola Latronico, direttore del Dipartimento area Emergenza Urgenza, sintetizzando il senso profondo dell’umanizzazione delle cure.
Messaggio
Quest’anno, come riferisce la dottoressa Terenghi, responsabile del Coordinamento ospedaliero di procurement di organi e tessuti, sono stati segnalati 30 potenziali donatori, 21 dei quali hanno poi donato. Nel 2025 gli Spedali Civili si sono collocati al secondo posto in Lombardia per numero di segnalazioni: 53, con 38 donazioni effettive.
«La cura non finisce quando la speranza si spegne. Esprimere il consenso alla donazione è un vero gesto d’amore», ha commentato il professor Francesco Rasulo, direttore dell’Anestesia e Rianimazione a indirizzo neurorianimatorio: «I numeri di quest’anno sono buoni, ma si può fare di più». «I no alla donazione sono legati a impreparazione, mancanza di informazione. Bisogna, invece, dire sì – ha aggiunto Vittoria Mensi, presidente dell’Aido provinciale – e fare in modo che una vita terminata possa continuare in un’altra persona».
Un messaggio che passa anche dalle immagini che decorano la stanza: un uccello dalle ali d’oro che prende il volo, l’araba fenice, il cielo azzurro, l’alba. Le opere sono state realizzate dagli studenti della classe IV B dell’indirizzo Arti figurative del liceo Foppa.
Con la rosa rossa
«Coinvolgendoli in questo progetto, Aido ha reso un servizio prezioso ai nostri ragazzi – ha affermato Giovanni Lodrini, ad del Gruppo Foppa – . Li ha aiutati a diventare cittadini consapevoli e a comprendere che la vita è il bene più grande che abbiamo».

L’inaugurazione si è conclusa con un simbolo: mamma Antonella ha deposto una rosa rossa nella «Stanza della Vita». È per suo figlio Stefano e per il gesto di generosità compiuto dopo la sua morte.




