Da scuola elementare a presidio contro le nuove povertà. L’ex scuola di San Martino, frazione di Desenzano, inizia la sua seconda vita come «Stazione di posta», il nuovo centro destinato ad accogliere e accompagnare persone e famiglie in difficoltà provenienti da tutto il Garda bresciano.
A gestirlo sarà «Garda sociale», l’azienda consortile dei 22 Comuni dell’ambito Garda-Salò e della Comunità montana Parco Alto Garda. L’inaugurazione è in programma domani, ma la struttura è già operativa.
Non solo senza dimora
Sul Garda le fragilità hanno sempre più spesso il volto di uomini oltre i 50 anni rimasti soli dopo una separazione, di madri con figli a carico o di persone che, pur lavorando, faticano a sostenere il costo di una casa.
Volti comuni e molto più diffusi di quanto si possa immaginare anche in un territorio percepito come benestante.
«Chi arriva ai servizi sociali quasi mai ha un solo problema», ha spiegato la direttrice della programmazione sociale Elena Rocca, descrivendo un quadro nel quale difficoltà economiche, relazionali e abitative finiscono spesso per intrecciarsi.
Cosa si fa
Realizzata grazie a un investimento di oltre un milione di euro finanziato attraverso il Pnrr e il Fondo Povertà, la struttura ospita uffici per la presa in carico multidimensionale, spazi per attività formative e laboratoriali e un’area residenziale con 13 posti letto destinati alle emergenze sociali. Qui troveranno posto persone e nuclei familiari che attraversano una fase critica e che necessitano di un sostegno temporaneo per ricostruire un percorso di autonomia.
«Non è semplicemente un edificio - ha sottolineato la presidente di Garda Sociale Luisa Lavelli -. È un luogo in cui costruire percorsi di autonomia».
Obiettivi
Un concetto ribadito anche dal sindaco Guido Malinverno che ha ricordato come l’immobile, per decenni frequentato dai bambini del quartiere, diventi oggi uno strumento per la lotta alla povertà. «Non è un albergo e non è un dormitorio, ma un percorso di vita».
«I servizi non possono restare chiusi nel singolo ente, ma devono valicare i confini amministrativi», ha aggiunto Lavelli, rivendicando il lavoro di collaborazione tra amministrazioni, operatori e terzo settore che ha portato alla nascita del progetto.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Sul territorio sono attivi 204 Patti per l’inclusione sociale, mentre negli ultimi anni 61 persone hanno trovato accoglienza nelle strutture ponte. Attraverso il «Magazzino diffuso» sono stati redistribuiti oltre 84mila chili di beni e sono 72 le residenze fittizie attivate per consentire l’accesso ai servizi a persone prive di un domicilio stabile.



