Il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli dei Comuni, tra cui Montichiari, che si erano rivolti al Tar per contestare l’iter procedurale del «depuratore del Garda» e ha confermato che la competenza decisionale in materia è del Tribunale superiore delle acque pubbliche, come aveva stabilito il Tar stesso.
La questione
Era stato, infatti, il Tribunale amministrativo regionale a non decidere (di fatto) dichiarando «inammissibili per difetto di giurisdizione», ossia di competenza decisionale, le questioni, sollevate da Comuni e associazioni, riguardanti tutto il percorso che aveva portato all’individuazione della «ex» soluzione con due depuratori a Gavardo e Montichiari, accantonata poi per la «soluzione» Esenta di Lonato.
I Comuni, però, avevano reagito, appellandosi al Consiglio di Stato, rimarcando, in sintesi, che le questioni da loro sollevate c’entravano poco con il regime delle acque e riguardavano invece la «carenza di potere decisionale in capo al Prefetto» e «il mancato rispetto delle norme sul procedimento amministrativo», di cui si deve occupare il giudice amministrativo. Ma, niente da fare, il Consiglio di Stato, senza entrare nel merito dell’iter «depuratore del Garda», ha ribadito che sulle «controversie relative a impianti di raccolta e depurazione delle acque reflue» la competenza è del Tribunale superiore delle acque pubbliche.
Dal Comune
La reazione del sindaco Marco Togni non si è fatta attendere: «Il Consiglio di Stato, al pari del Tar, ha rimandato al Tribunale Superiore delle Acque, dato che considera le fogne “Acque pubbliche" – ha scritto Togni, che ha sollevato l’attenzione sulla coincidenza temporale –. Dai giornali, sempre giovedì 8, il giorno della pubblicazione della sentenza, però ho appreso che, guarda caso, solo una manciata di giorni fa il Ministero dell’Ambiente ha espresso un parere generale positivo al progetto del depuratore (la cui ultima sede individuata è Esenta di Lonato, ndr) e pure allo scarico nel Chiese a Montichiari, in località Fontanelle – ha scritto Togni –. Sono meravigliato della fortuita coincidenza temporale, anche senza volerlo, mi viene in mente quella famosa frase di Andreotti sul pensar male…Un parere quello del Ministero che non dovrebbe inserirsi nel procedimento amministrativo che a quanto pare ora, dopo tanti proclami, partirà con le valutazioni, per poi approdare all’approvazione del progetto».
Azioni future
Su cosa faranno ora i Comuni la questione rimane aperta: «Per noi si apriranno quindi altre porte dove potremo rappresentare le nostre istanze – ha proseguito –. Ovviamente sempre se ci sarà consentito, dato che, fino ad ora, per stessa ammissione degli avvocati degli enti sovraordinati in sede di dibattimento, ci hanno voluto tener fuori perché diamo troppo fastidio. Rimane poi la possibilità di intervenire o in Cassazione o al Tribunale Superiore delle Acque. Valuteremo perché fino ad ora la politica è sempre stata un passo avanti a chi deve giudicare che è arrivato sempre dopo, continuando a rimandare ad altri, non sul merito del progetto, ma sul merito delle competenze».



