Decreto flussi, solo l’11% ha trovato un lavoro regolare a Brescia

Ogni anno il Decreto flussi prova a mettere una pezza alla mancanza cronica di manodopera in Italia e ogni anno si tramuta in una delusione. Bizantinismi burocratici del sistema monolitico statale da una parte e incertezze del mondo economico dall’altra sembrano essere gli elementi capaci di minare il piano nazionale che ha l’ambizione di coprire il fabbisogno di forza lavoro e ridurre il gap tra domanda e offerta.
Il click day
Lo confermano i numeri delle domande inviate nei click day del 2025 per lavorare in provincia di Brescia: a fronte di ben 5.637 richieste, i nulla osta rilasciati sono stati 2.103 (il 37% del totale, sopra la media regionale del 30%). Ma sono stati concessi solo 646 permessi di soggiorno – ovvero ciò che serve per regolarizzare il contratto di lavoro. Insomma, solo l’11% di chi ha avviato l’iter per lavorare nel Bresciano è riuscito nell’intento. Uno su dieci – secondo i dati elaborati dai ministeri dell’Interno e del Lavoro.
Il Decreto flussi non funziona e, zavorrato da una legge come la Bossi-Fini che impone di assumere persone ancora all’estero (praticamente al buio), non riesce ad assorbire neppure un quarto della quota necessaria per il sistema Paese. L’industria dell’ospitalità bresciana, comunque, ha accolto sin dal subito il nuovo Decreto flussi tra disillusione e circospezione. A livello nazionale anche Coldiretti più volte ha spiegato che il vero problema dei flussi non fossero tanto le quote quanto i visti e i tempi di ingresso dei lavoratori che spesso non coincidono con le esigenze delle aziende agricole. Sulla stessa linea i sindacati.
Il rapporto
A certificare i risultati preoccupanti del sistema degli ingressi per lavoro è il IV rapporto annuale della campagna «Ero straniero»: in Italia nel 2025 su 181.450 quote da decreto sono 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, il 7,9%, e cioè circa 8 persone su 100 hanno finalizzato la procedura a dicembre 2025. Ma poi ci sono i visti: quelli rilasciati sono 32.968, pari al 66,25% dei nulla osta. I tanti esiti negativi sono legati alla decisione del governo di intensificare i controlli verso i quattro paesi ritenuti «a rischio» rispetto a truffe e illeciti: Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco (sono il 34% circa del totale).
Le irregolarità
E c’è anche chi è entrato in Italia senza poi essere stato assunto, pronto a finire nel vortice dell’irregolarità. Secondo il rapporto risultavano a rischio 11.686 persone, circa la metà di chi ha messo piede in Italia tramite il sistema.
Si tratta, spesso, di lavoratori e lavoratrici vittime di vere e proprie truffe e comportamenti illegittimi, che hanno pagato alcune migliaia di euro a presunti intermediari, datori di lavoro o aziende fittizie in cambio dell’assunzione, salvo arrivare in Italia e non avere da loro più notizie.
E quest’anno? Il Dpcm del 2 ottobre scorso prevede per il 2026 quasi 165mila ingressi in tutta Italia, 88mila dei quali stagionali (sia nei settori dell’agricoltura che del turismo). Ma c’è da scommetterci: tanto a Brescia quanto nel resto d’Italia la fetta di chi riuscirà ad avere un contratto di lavoro sarà la più piccola della torta.
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