Lavoratori stagionali: per il turismo bresciano è già emergenza

Dai laghi alle valli gli addetti ai lavori sono merce rarissima e quest’anno la ricerca è cominciata in anticipo: alle vacanze pasquali manca solo un mese. Ma pesa ancora la scarsa tutela contrattuale e retributiva
I camerieri tra le figure più ricercate
I camerieri tra le figure più ricercate
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Dagli alberghi partono le chiamate, nei ristoranti si punta sul passaparola, c’è persino chi ricorre a una campagna di raccolta curricula. Come a Salò, dove l’Associazione Commercianti Salodiani prova così a tamponare l’emorragia di oltre 50 posti di lavoro vacanti nel solo Comune gardesano.

La caccia allo stagionale è cominciata, quest’anno in anticipo. Alle vacanze pasquali manca solo un mese, eppure di fronte al comparto del turismo bresciano c’è un deserto.

Lo scenario

«La situazione è peggiore dello scorso anno», rilevano gli addetti ai lavori dopo una prima difficile fase di ricerca di manodopera legata alla stagione turistica, tanto nel settore dell’ospitalità quanto nella ristorazione.

Nel Bresciano su 700 alberghi circa 400 sono stagionali e il fabbisogno di lavoratori a tempo determinato nelle strutture si aggira intorno alle 6.000- 6.500 unità nel corso di tutto l’anno.

«La nostra provincia è altamente stagionale - riflette Alessandro Fantini, presidente di Federalberghi Brescia -, sui laghi l’80% delle strutture lavora durante le singole stagioni, in montagna è pari al 100%. La differenza sta nel fatto che ad alta quota si conta su un personale fidelizzato, nelle località lacustri il ricambio è continuo e complicato. Parlare oggi di stagioni e comunque anacronistico, perché l’offerta turistica si è spalmata nel corso di tutto l’anno e quindi oggi siamo di fronte a diverse stagionalità».

Per il commercio e la ristorazione si cercano almeno altre 6mila figure professionali stagionali. Stima che porta il dato complessivo del fabbisogno di lavoratori stagionali nel Bresciano a quota 15mila unità.

Secondo un recente report di Unioncamere sul mercato del lavoro, solo il 26% delle posizioni aperte nel primo trimestre nel Bresciano sarà stabile (tempo indeterminato o apprendistato), mentre il 74% riguarderà contratti a termine. Il 28% delle assunzioni interesserà giovani under 30 e nel 31% dei casi si prevede il ricorso a personale di origine straniera. Ma quasi un’azienda su due teme di non trovare le figure richieste. Non sono solo proiezioni: è ciò che sta già avvenendo al primo vero test del lavoro turistico nel 2026. Receptionist, addetti alle pulizie, camerieri, cuochi sembrano sempre più una chimera: le cause della desertificazione lavorativa e della forbice sempre più ampia tra domanda e offerta vanno tutte ricercate nelle tutele e nelle retribuzioni.

Le criticità

Da anni i sindacati dipingono un quadro complesso, diviso tra diritti contrattuali teorici e una realtà di forte precarietà, spesso definita dalle sigle come una condizione di quasi assenza di protezione, specialmente in alcuni settori ad alto sfruttamento. «Incide certamente la difficoltà ad avere una retribuzione mensile fissa e la diminuzione della Naspi durante i periodi di inattività - spiega Fantini -: servirebbero aiuti concreti come la decontribuzione per i lavoratori stagionali. Da parte degli albergatori sarebbe auspicabile».

Ricercati anche gli addetti alle pulizie
Ricercati anche gli addetti alle pulizie

Ma per il presidente di Federalberghi ci sono anche altre cause: «Prima c’era un bacino importante tra quei giovani che cercavano un lavoretto estivo o per un periodo, la denatalità ha contribuito e oggi ci troviamo meno ragazzi e meno studenti».

E ora sta diventando più complicato anche trovare lavoratori stranieri: quelli provenienti da Albania e Croazia - un tempo quota importante della forza lavoro stagionale italiana -, con la recente esplosione del turismo nei Paesi d’origine non si trovano più.

Ogni anno il Decreto Flussi prova a mettere una pezza, sulla mancanza cronica sia di lavoro non stagionale che stagionale. Il Dpcm del 2 ottobre del 2025 prevede per quest’anno quasi 165mila ingressi, 88mila dei quali stagionali (sia nei settori dell’agricoltura che del turismo), ma i numeri di chi riesce ad entrare in Italia e ad ottenere un lavoro e un permesso di soggiorno sono ben lontani dalle quote necessarie. Basti pensare che nel 2023, a fronte di 38mila visti di ingresso, sono stati rilasciati 9mila permessi di soggiorno per lavoro, appena il 7,5% delle 136 mila quote previste per quell’anno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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