Economia

Il Governo dà l’ok al Decreto flussi, ma Brescia chiede più garanzie

Anita Loriana Ronchi
Servono certezze sulla reale copertura dei fabbisogni per il triennio 2026-28: nel 2025 autorizzati 3.600 ingressi
Sono numerosi i lavoratori stranieri nel Bresciano - © www.giornaledibrescia.it
Sono numerosi i lavoratori stranieri nel Bresciano - © www.giornaledibrescia.it
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Il rapporto Excelsior di Unioncamere prevede un fabbisogno di 640.000 lavoratori stranieri in Italia nel periodo 2024-2028. E (sebbene i dati non siano ancora disponibili separatamente) tutto fa supporre che la provincia bresciana faccia ancora una volta la «parte del leone» sul territorio lombardo per la crescita dell’economia locale, per il turnover dei lavoratori e, non va dimenticato, per la crescente carenza di manodopera specializzata o meno.

Tra necessità e intoppi

Una risposta dovrebbe essere data dal nuovo Decreto flussi. Ma, se da un lato il sistema Brescia confida di poter coprire tramite il nuovo provvedimento le proprie necessità nel settore pubblico e privato, dall’altro si attende garanzie affinché come sollevato anche dalle organizzazioni sindacali (come Cgil) non si creino «buchi neri» lungo il processo, con il risultato di avere percentuali in termini di impieghi regolari decisamente inferiori rispetto agli arrivi previsti.

Disco verde

Il governo ha appena approvato il Dpcm che autorizza l’ingresso in Italia di altri 497.550 lavoratori stranieri nel prossimo triennio (164.850 per il 2026, 165.850 per il 2027 e 166.850 per il 2028, suddivisi tra 230.550 subordinati non stagionali e autonomi e 267mila stagionali), che risultano in aumento rispetto ai 450mila che erano stati programmati nel 2023-2025, successivamente integrati fino a 468mila. Si tratta di uno strumento normativo atto a regolare l’ingresso di lavoratori stranieri non comunitari (per i comunitari l’accesso al mercato del lavoro italiano è libero) nel Paese per motivi di lavoro subordinato, stagionale e autonomo, che stabilisce quote massime di ingressi per ogni anno in base alle esigenze sia delle aziende, sia delle famiglie e definisce le procedure per l’assunzione dei lavoratori stessi dall’estero.

Il sistema si basa sul meccanismo dei «click day», ovvero le «finestre» temporali in cui il datore di lavoro interessato ad impiegare un cittadino straniero deve presentare una domanda di nulla osta.

Una donna immigrata - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una donna immigrata - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Richieste

Agricoltura, turismo, ristorazione, sono i settori da cui emerge la richiesta più importante. E se, come detto, non è ancora possibile una rendicontazione a livello territoriale (anche perché il testo definitivo del decreto non è stato pubblicato), il raffronto con i dati relativi al precedente Dpcm del 27 settembre 2023 sono eloquenti.

Brescia si attesta al primo posto in Lombardia riguardo alla programmazione dei flussi d’ingresso nel 2025, con 3.420 lavoratori extracomunitari destinati ad un lavoro subordinato non stagionale, di cui 1.364 per la quota riservata alle lavoratrici donne; 900 ai cittadini di Stati con cui l’Italia ha stipulato nuovi accordi di cooperazione in materia migratoria; 326 il tetto riservato all’accordo India e 98 per l’accordo Tunisia; 733 ai lavoratori del settore assistenza familiare e socio-assistenziale (colf, badanti ect.); a questi si aggiungono altri 198 lavoratori per un impiego stagionale.

I comparti

Un ammontare che vale oltre un terzo del totale destinato, in questa tornata (e relativamente ai primi tre click day dell’anno in corso, mentre un altro sarà attivato in autunno e verrà sarà assegnato il 30% delle quote), alla Lombardia.

 Il lavoro subordinato non stagionale, lo ricordiamo, coinvolge numerosi comparti produttivi. Oltre a quelli già citati: autotrasporto merci per conto terzi, edilizia, alberghiero, meccanica, telecomunicazioni, alimentare, cantieristica navale, trasporto passeggeri con autobus, pesca, acconciatori, elettricisti e idraulici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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