Cronaca

Ddl Maranza: da Brescia una pioggia di critiche al provvedimento

Le nuove norme in tema di imputabilità dei minorenni, in cui la capacità di intendere e di volere viene presunta fino a prova contraria, non hanno convinto chi lavora con i ragazzi
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Violenza tra i ragazzi: il tema al centro del dibattito  dopo i provvedimenti del Governo
Violenza tra i ragazzi: il tema al centro del dibattito dopo i provvedimenti del Governo

Il disegno di legge varato giovedì dal Governo per fronteggiare la criminalità giovanile, già ribattezzato «Anti-maranza», che prevede, tra le altre cose, che la capacità di intendere e di volere del minorenne che commette un reato si presume fino a prova contraria, cambiando le regole sull'imputabilità dei ragazzi dai 14 ai 18 anni, ha raccolto una pioggia di critiche tra chi, anche a Brescia, si occupa di giustizia e di minori.

Finora il giudice doveva, infatti, accertare caso per caso se il minorenne fosse capace di intendere e di volere: con il disegno di legge approvato nel pomeriggio di ieri dal Consiglio dei ministri ora viene invertito l'onere della prova.

L’ex presidente del Tribunale per i minorenni

Decisamente netta la posizione di Cristina Maggia, giudice minorile di grande esperienza e fino al 2025 Presidente del Tribunale per i minorenni di Brescia. «Sembra che questi politici non abbiano figli e non vedano mai i ragazzi. Qui non parliamo di modifiche per la giustizia minorile ma solo di manovre di propaganda in una guerra tra le destre, il tutto ad uso e consumo di un elettorato rozzo».

Per il magistrato, che è in pensione ma che resta membro dell’associazione nazionale dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, la modifica circa l’imputabilità e la proposta di abbassarne anche l’età «distrugge il lavoro di recupero e di accompagnamento che abbiamo sempre fatto e che è basato sul Dpr 448 del 1988 che è una normativa lungimirante che tutto il mondo ci invidia. E si badi bene che è nata quando in Italia, alla fine degli ’80, c’erano 130 omicidi all’anno commessi da minori e non i 25 degli ultimi. Non siamo in un clima di emergenza come vogliono farci credere».

Per Cristina Maggia «si vuole cambiare il modo di guardare i ragazzi ma soprattutto si pretende che a 14 anni siano responsabili, capaci e giudiziosi. Ma non si capisce come potrebbero esserlo se studiano in scuole pubbliche che cadono a pezzi e, come nella Lombardia Orientale, ci sono anche difficoltà di integrazione». Insomma «un provvedimento di cui non c’era nessun bisogno».

Entrando nel merito della questione, Cristina Maggia ricorda che «fino ad oggi, e speriamo che i magistrati minorili possano farlo ancora, il giudice è tenuto a valutare il percorso di crescita del minore e se fosse in grado di capire il disvalore del suo gesto. Insomma si poteva evidenziare che non fosse maturo senza ricorrere ad una perizia psichiatrica. Negli ultimi anni comunque di questo tipo di incapacità nei tribunali se ne sono date pochissime. Bisogna rendersi conto che questi ragazzi che agiscono da adulti e fanno cose da adulti, emotivamente sono dei piccoli. Li si vuole guardare come adulti e non come sono in realtà cioè persone in cammino verso l’età adulta. La stessa medicina ci spiega che la piena maturazione delle zone del cervello che governano questi comportamenti arriva attorno ai 25 anni e si pretende che i ragazzi invece funzionino da soli a 14 anni».

Per Cristina Maggia la questione è un’altra, e non ha a che fare con la giustizia minorile: «Si cerca sempre un nemico solo fra i più deboli, stranieri o ragazzi, per fomentare un odio che avvelena la società, senza un pensiero efficace alla prevenzione e alle ragioni della violenza, ma solo alla repressione. Mentre i ragazzi non sono un nemico ma una responsabilità del mondo adulto».

Il cappellano del carcere minorile

Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, dove arrivano i ragazzi arrestati nel Bresciano, si definisce «prima di tutto un educatore», che pur «comprendendo il tentativo del Governo, non credo sia la strada giusta. Sono d’accordo che serve fermezza ma serve anche una proposta educativa all’altezza. Quelle arrivate fino ad ora sono delle “non soluzioni”». Nella sua esperienza al fianco dei minori reclusi, don Claudio spiega di vedere «ragazzi che non sono assolutamente coscienti di quelli che hanno fatto, il nostro primo compito è quello di far nascere in loro una coscienza. Per questo non è ovvio che siano equiparabili agli adulti. Secondo me hanno bisogno di altro, di interventi educativi. Per questo secondo me servirebbe un grande investimento per avere un educatore in ogni classe, qualcuno che li guidi e li aiuti a stare all’interno del gruppo, perché le prime difficoltà e le prime frustrazioni per questi giovani, dopo i problemi in famiglia, arrivano spesso dalle difficoltà di relazione con i coetanei».

Il parroco di San Polo 

Don Marco Mori, parroco di San Polo e già responsabile della pastorale giovanile della Diocesi di Brescia, è ancora più netto: «I ragazzi respirano una cultura che gli permette di fare quello che vogliono. Il problema è che serve educarli, non accusarli di più o prima. Con queste scelte noi adulti stiamo ammettendo una sconfitta, stiamo dicendo che non siamo capaci. Sarei d’accordo su questa scelta del Governo solo se prima si fossero fatte tante altre cose per i ragazzi che invece non ci sono».

Non solo. Il sacerdote bresciano ritiene «pericoloso modificare un aspetto della giustizia minorile che come impostazione e come strumenti lavora molto bene, che ha semmai il problema delle risorse. Mi sembra che si voglia intervenire su un aspetto non davvero rilevante dimenticando il quadro generale». Per don Marco «l’unico vero punto in cui si riesce ad essere incisivi con i ragazzi è la prevenzione».

L’avvocato penalista

Massimiliano Battagliola, avvocato penalista e consigliere comunale di minoranza, ha assistito spesso minorenni che hanno commesso reati e ha una posizione diversa sulla necessità di provvedimenti: «Si tratta di un Disegno di legge che parte da una esigenza politica di dare risposta agli episodi di violenza minorile e del fenomeno delle babygang e dei maranza. Ma io ci vedo anche la risposta ad un problema che, come avvocato penalista, riscontro cioè la lentezza dei processi davanti al tribunale dei minori. Mi trovo davanti a fatti del 2023 e del 2024 che non hanno ancora sentenze. Questo incide particolarmente sulle persone offese, che nel processo minorile non si possono costituire parte civile, ma soprattutto sulla percezione di impunità di chi commette i reati. Passa troppo tempo anche per avviare i percorsi di messi alla prova che invece ritengo strumenti molto utili». 

L’avvocato insomma ritiene necessario intervenire ma considera cosa potrebbe accadere nel caso si prosegua con la proposta di abbassare l’età: «Sarebbe un provvedimento che si scontrerebbe però con principi costituzionali e internazionali molto importanti. La soglia dell’imputabilità, fissata a 14 anni, è prevista dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. La funzione della pena comunque deve essere rieducativa per tutti, a maggior ragione per i minori, e la giustizia deve privilegiare la messa alla prova, la riparazione e il recupero rispetto alla logica prettamente punitiva». 

Tutt'altro parere invece sulla capacità dei ragazzi di capire il disvalore dei propri gesti e quindi essere considerati capaci: «Nella mia esperienza ho visto che tra i 14 e i 18 anni comprendono il disvalore dei gesti che hanno compiuto. Il problema però per me resta attorno al tempo. Verranno giudicati a ridosso dei 18 anni o anche oltre e questo rende sempre più complicata la funzione rieducativa».    

Proseguendo nel ragionamento spiega che «la necessità di risposta alle situazioni che si creano nelle nostre città è un aspetto importante di questo provvedimento ma io ritengo che vi sarà un problema di attuazione e di sostenibilità sotto il profilo costituzionale di una riforma in tal senso. Ma ribadisco che c’è una assoluta necessità di mettere mano al tema, soprattutto per fare in modo che tra la commissione del fatto e la messa alla prova passi il minor tempo possibile».

Nella sua esperienza Battagliola ha «avuto tantissimi casi con minori che hanno commesso ogni tipo di reato e posso testimoniare l’efficacia della messa alla prova e dei percorsi di reinserimento. Credo invece che non ci sia la necessità di abbassare la soglia di punibilità ma quella di un incremento del personale e delle risorse delle procure e dei tribunali dei minori per arrivare presto ad un giudizio a carico del minore per poter rapidamente chiedere la messa alla prova. Portare alla sbarra minori sotto i 14 anni non è la soluzione».

La fondatrice della Camera Minorile e per la famiglia di Brescia

L’avvocato Laura Simeone ha dedicato gran parte della sua esperienza professionali ai temi dei minori e della famiglia, diventando anche un punto di riferimento per l’avvocatura bresciana e tra i fondatori della Camera Minorile e per la famiglia di Brescia. Anche da lei arriva un giudizio piuttosto critico su un provvedimento che «rischia di scardinare dei capisaldi della giustizia minorile che è un ambito delicatissimo. La giustizia minorile è a misura di minore, e il suo pregio era quello di valutare i singoli casi mettendo il minore al centro per capire i motivi degli agiti e porre in essere interventi mirati». Per l’avvocato dunque «il problema sono i messaggi che diffondono gli adulti, il fatto che per alcuni ragazzi “se non succede nulla ai grandi figurati cosa succede a me” e non è abbassando la soglia di imputabilità o invertendo la onere della prova che si risolve il problema della devianza minorile. Proprio perché minori gli interventi e gli sforzi devono essere attuati su progetti diversi, come aumentare gli interventi nelle scuole anche rispetto alle tematiche giuridiche. Bisogna lavorare sulla sensibilizzazione, sull’empatia, su cosa comporta creare danno o dolore agli altri. I giovani sono " anestetizzati" vivono in un mondo " virtuale", non riconoscono il dolore altrui e nemmeno il proprio e forse è da lì che si dovrebbe cominciare»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Impara l’inglese in un meseImpara l’inglese in un mese

La nuova edizione in cinque volumi è in edicola con il GdB ogni giovedì fino al 20 agosto.

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ