Cronaca

Cyberattacchi ai frigoriferi e lo spettro della guerra ibrida: come funzionano

Dalla Francia all’Italia, sistemi di refrigerazione commerciale nel mirino degli hacker. Le vulnerabilità dei controlli da remoto, nel mondo interconnesso dell’IoT, mettono a rischio alimenti e forniture dei supermercati. E c’è timore per l’impatto psicologico sulla popolazione
Un punto vendita in Svezia preso di mira dagli hacker
Un punto vendita in Svezia preso di mira dagli hacker

Gli attacchi che in tutta Europa, prima in Francia seguita poi da Belgio, Svezia e persino Italia, stanno interessando i sistemi di refrigerazione commerciali e industriali non rappresentano certo una novità. Se infatti stupisce che a essere presa di mira sia una catena produttiva così vicina ai cittadini, quella del cibo, nel mondo dell’IoT e delle strategie di guerra ibrida cyber attacchi contro sistemi interconnessi e controllabili da remoto sono diventati una costante.

Gli esempi in questo senso si sprecano, a partire dalla culla contemporanea di questa modalità di aggressione, l’Ucraina sconvolta dalla guerra. Uno dei casi più eclatanti risale infatti a gennaio 2024, quando un gruppo di hacker filorussi, attraverso il malware FrostyGoop, inviò comandi ai sistemi industriali di una rete di teleriscaldamento a Leopoli: vennero manipolati i controlli, provocando così un’interruzione del riscaldamento e della fornitura di acqua calda per circa 48 ore. Ma nel corso degli anni nel mirino degli aggressori sono finiti di volta in volta impianti di produzione energetica (dighe, pale eoliche, centrali fotovoltaiche o termiche), acquedotti, aeroporti e via dicendo.

Come funzionano?

Ma, tecnicamente, come si attaccano dei frigoriferi? Il punto debole non è necessariamente il singolo apparecchio, bensì il sistema digitale che ne governa il funzionamento. I moderni impianti di refrigerazione utilizzano controllori industriali collegati alla rete per consentire il monitoraggio delle temperature, la regolazione dei compressori, l’attivazione dello sbrinamento e la manutenzione a distanza: in poche parole fanno parte del sempre più ampio ecosistema IoT (Internet of Things), costituito da dispositivi interconnessi.

Il rischio riguarda quindi non soltanto i sistemi informatici tradizionali, ma anche la cosiddetta tecnologia operativa (Ot), vale a dire l'insieme di dispositivi e software che controllano direttamente il funzionamento degli impianti fisici. In questi casi un’intrusione digitale può tradursi in conseguenze materiali.

Secondo le prime ricostruzioni nel mirino – almeno per quanto riguarda la Francia – sarebbero finiti soprattutto dispositivi della società danese Danfoss. Gli aggressori avrebbero sfruttato apparati obsoleti o insufficientemente protetti, raggiungibili attraverso Internet e indirizzi Ip pubblici, per modificare i parametri operativi. Tra le modalità segnalate figura l’attivazione della funzione di sbrinamento – funzione ordinaria e necessaria degli impianti frigoriferi – che interrompe il normale ciclo di raffreddamento: ciò in diversi supermercati ha fatto salire le temperature fino a 50 gradi, rendendo inutilizzabili grandi quantità di alimenti.

Appare quindi evidente come la vulnerabilità sia strutturale: dispositivi progettati per garantire efficienza e controllo remoto diventano potenziali porte d’ingresso per gli hacker, soprattutto quando utilizzano software non aggiornati, connessioni esposte o sistemi privi di adeguata segmentazione delle reti. Non è quindi necessario violare l’intera rete informatica di un supermercato: in determinate condizioni può bastare compromettere un'interfaccia di gestione remota esposta su Internet e non adeguatamente protetta.

Catena del freddo

Il bersaglio strategico di questo attacco, che ricalca alla perfezione un’operazione di guerra ibrida, è la catena del freddo, infrastruttura indispensabile per conservare gli alimenti dalla produzione alla vendita. Colpire un impianto significa compromettere le merci custodite al suo interno e moltiplicare gli attacchi contro punti vendita, magazzini e centri logistici, può provocare interruzioni delle forniture, perdite economiche per le aziende, difficoltà di approvvigionamento e rincari generalizzati. Questo si riflette sia direttamente sia indirettamente sui consumatori, portando a un potenziale aumento dei costi accompagnato da una crescente percezione di insicurezza nell'acquisto quotidiano di generi alimentari .

Il danno non dipende soltanto dalla temperatura raggiunta dagli apparecchi, ma anche dalla durata dell’interruzione e dalle condizioni di conservazione dei singoli prodotti. Una perdita del controllo termico può obbligare gli operatori a ritirare gli alimenti dalla vendita anche in assenza di un deterioramento immediatamente visibile, per evitare possibili rischi sanitari.

È qui che emerge il risvolto geopolitico. La guerra ibrida non punta necessariamente alla distruzione spettacolare di un’infrastruttura: può perseguire l'obiettivo di logorare un Paese attraverso sabotaggi diffusi, relativamente economici, difficili da attribuire e capaci di incidere sulla vita civile. Nel caso dei frigoriferi europei non sono però al momento emerse prove definitive di una regia statale o di un coordinamento unitario degli attacchi.

Italia

In Italia l'impatto finora è stato «limitato e non sussiste alcun allarme» e, secondo Palazzo Chigi, non sono emersi rischi per la salute dei cittadini riconducibili allo scongelamento degli alimenti. Il governo, che si è immediatamente riunito dopo l’annuncio di episodi in Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia – presenti il sottosegretario Alfredo Mantovano insieme al ministro Francesco Lollobrigida con i vertici dei servizi segreti e dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale – ha comunque annunciato un’azione articolata su quattro direttrici: monitoraggio della minaccia, confronto con fornitori e venditori della filiera, individuazione e notifica dei soggetti esposti, diffusione di indicazioni preventive. Perché in un attacco hacker di questa portata la paura può avere effetti ben più gravi dei danni concreti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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