Se Kiev lancia un missile contro un deposito militare russo, l’operazione ha successo se l’obiettivo viene centrato, mentre fallisce se il missile manca il bersaglio. Gli attacchi ibridi russi contro l’Europa — sabotaggi, assassinii, sconfinamenti, sorvoli di droni su obiettivi sensibili, attacchi informatici — invece hanno sempre successo.
Perché se, come nell’ottobre 2024, agenti russi danno fuoco a un deposito DHL a Londra, ovviamente l’operazione riesce e crea apprensione sia nel governo britannico che nel pubblico. Ma se invece, come a Lipsia quest’estate, un drone carico di esplosivo vicino ad un velivolo ucraino non viene attivato, l’operazione riesce lo stesso. Governo e pubblico tedesco provano comunque paura, perché la domanda che sorge immediatamente è: e se la prossima volta il drone esplodesse davvero? Basta anche la minaccia che possa esserci in corso un’operazione di sabotaggio, senza che emerga alcuna prova, a creare apprensione e la stessa reazione.
Le operazioni ibride russe sono quindi una complessa guerra psicologica volta a ottenere il massimo risultato col minimo sforzo: creare un clima di tensione permanente in Europa, spostare l’asticella delle provocazioni che la NATO accetta senza reagire e ridurre il supporto europeo all’Ucraina — il tutto senza che Mosca debba impiegare soldati, missili o carri armati.
Dato che la Russia è in grande affanno al fronte — subisce piccole controffensive ucraine e non riesce a sfondare nella regione di Doneck — le operazioni ibride stanno diventando sempre più frequenti e pericolose. Dal ritrovamento del drone russo a Lipsia a inizio agosto, Mosca ha messo in atto attacchi contro infrastrutture industriali e militari e fatto ripetutamente sconfinare droni nello spazio aereo NATO.

Una nave russa nel Baltico ha anche quasi causato lo schianto di un elicottero danese lanciando razzi di segnalazione ed infine, pochi giorni fa un elicottero militare russo pesantemente armato ha violato lo spazio aereo polacco.
A queste azioni si aggiungono quelle che l’intelligence USA afferma Mosca sia in grado di mettere in atto contro numerosi paesi Mediterranei, in particolare l’Italia. Il Cremlino starebbe predisponendo l’impiego della sua «flotta ombra» — navi legate a Mosca con proprietà poco trasparenti che navigano sotto bandiere di comodo e con sistemi di localizzazione navale spenti o falsificati — come piattaforma per lanciare droni Gerbera contro obiettivi europei, Italia compresa.
L’ipotesi, attribuita a un dossier della CIA citato dal quotidiano spagnolo El Mundo, è già stata considerata nelle indagini su misteriosi sorvoli di installazioni militari in Francia, Germania e Italia, tra cui La Spezia.
I droni russi Gerbera — più piccoli degli Shahed, usati in massa in ucraina — possono essere trasportati smontati in container, assemblati rapidamente e lanciati da una semplice rampa poi gettata in mare. Costruiti in vetroresina, volano a bassa quota, producono poco calore e possono seguire rotte autonome senza trasmissioni radio, risultando difficili da individuare e attribuire. Con circa 5 chili di esplosivo e un’autonomia di 600-800 chilometri, dal Tirreno potrebbero raggiungere quasi tutta l’Italia.
Dal 2024 diversi episodi nel Baltico hanno alimentato il sospetto che cargo e petroliere legati a Mosca siano stati usati per la guerra ibrida di Mosca: danneggiamento a cavi sottomarini e lancio di droni.
Le autorità italiane smentiscono di aver ricevuto il dossier CIA, ma le parole del Ministro della difesa Crosetto rivelano come, anche in questo caso, la guerra ibrida russa abbia già avuto successo: «L’allarme non serve a nessuno e non trova alcuna conferma». Confermato o no, l’allarme è stato lanciato e viene già utilizzato da coloro che fanno un ragionamento tanto semplice quanto sbagliato: «La Russia ci minaccia perché sosteniamo (peraltro poco) l’Ucraina? Allora smettiamo di sostenerla!». E il gioco (di Mosca) è fatto.




