Cure a domicilio, l’aiuto bussa rispettando tempi spazi e persone

Occuparsi di una persona fragile, a domicilio, non richiede solo una competenza sanitaria o sociosanitaria. Vuol dire entrare in casa con rispetto, facendo spazio all’ascolto. È attenzione, discrezione, umanità. Chi opera nel progetto Rsa Aperta lo sa bene: ogni visita è un incontro, ogni intervento un pezzo di fiducia costruito giorno dopo giorno.
«Quando entri in casa dell’utente, sei tu l’ospite – fa notare Stefania Mosconi, direttrice di Fondazione Casa di Dio –. Questo lavoro richiede una formazione mirata e un approccio sensibile. Non è facile trovare figure (ausiliari socio assistenziali Asa, infermieri e non solo) disposte a occuparsene, ma chi sceglie questo servizio lo fa con convinzione e spesso grande passione».
Fondazione Casa di Dio nel 2025 ha seguito 169 persone e famiglie attraverso la Rsa Aperta. «Il servizio continua a crescere – riferisce –. Alcuni anni ci è capitato di sforare il budget, ma poi la Regione ci ha sempre rimborsati a dimostrazione di quanto l’ente creda nella misura, purtroppo ancora poco conosciuta dalle famiglie che potrebbero accedervi. Quello che viene proposto è un servizio gradito, prezioso».
Una forma di sostegno
Nel dettaglio, aggiunge Chiara Benini, direttrice di Brescia Solidale e Casa Industria, «si tratta di un una forma di sostegno ai caregiver. I destinatari sono persone con demenza e anziani non autosufficienti con 75 o più anni invalidi civili al 100%».
Gli interventi sono sempre costruiti su misura: «Dopo la valutazione effettuata dall’ente erogatore, che rileva i bisogni della persona e della sua famiglia, viene attivato un piano personalizzato che ha un budget annuale massimo di 4mila euro e prevede il coinvolgimento di figure come fisioterapisti, educatori e Asa, che aiutano il caregiver a gestire al meglio, a casa, la persona fragile». La misura è a costo zero per la famiglia.
Come si richiede
La domanda va presentata direttamente alla Rsa scelta tra quelle che hanno sottoscritto il contratto con l’Ats (l’elenco è disponibile sul sito di Ats Brescia). La Rsa poi verifica il possesso dei requisiti di accesso ed effettua la valutazione multidimensionale.
Fondazione Casa Industria eroga anche cure domiciliari C-dom, sempre a carico del Sistema sanitario: «La richiesta di attivazione di questo tipo di servizi – spiega la direttrice Benini – viene presentata perlopiù dal medico di famiglia e la valutazione è in capo all’Unità valutativa multidimensionale dell’Asst di riferimento che ha sede nelle Case di comunità. Rispetto alla formula Rsa Aperta, le C-dom sono focalizzate più sul paziente che sul nucleo familiare e spesso vengono attivate in caso di dimissioni protette dall’ospedale per ultimare il percorso di convalescenza e recupero».
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