Hanno sfilato in 2mila da piazza Garibaldi a via Lunga, per ribadire il «no all’economia di guerra e al genocidio». La meta simbolica è la stessa già eletta a punto di ritrovo in questi anni di manifestazioni bresciane: lo stabilimento cittadino della Leonardo, la divisione della Difesa che progetta e sviluppa torrette navali di piccolo calibro e gli armamenti aeronautici.
Due ore circa per «segnalare il ruolo di Leonardo nella logistica di guerra, in particolare nella progettazione di quelle torrette navali applicate sulle motovedette della marina israeliana con cui sono state bombardate le coste di Gaza in questi anni».
La manifestazione
Ma non solo. La manifestazione bresciana, convocata dal Coordinamento Palestina di Brescia in concomitanza con una mobilitazione internazionale che ha visto coinvolte in Italia una cinquantina di piazze, ribadisce la necessità di una «rottura totale degli accordi con l’entità sionista».
«La corsa al riarmo e la guerra globale – spiega Umberto Gobbi, referente del Coordinamento Palestina di Brescia – si riverbera anche sulle condizioni di vita in peggioramento come caro vita e i prezzi alle stelle di carburante, energia e beni di prima necessità. Essere in questa spirale contribuisce allo stato attuale». Ecco perché la richiesta di giovani, studenti, famiglie e anziani è la riconversione delle fabbriche di armi e lo spostamento delle risorse nel sociale e nella scuola anziché nelle armi.




