Cronaca

Consumo di suolo, soluzione della Provincia per una stretta più graduale

Visti i dubbi dei Comuni, annunciato un emendamento per rendere meno drastico il taglio imposto dalla Regione entro il 2030
Salvatore Montillo
Un cantiere - © www.giornaledibrescia.it
Un cantiere - © www.giornaledibrescia.it

La Provincia apre ai sindaci e prepara una correzione alla stretta sul consumo di suolo. Il Ptcp ha ottenuto il via libera della Conferenza dei Comuni, riunita ieri mattina in via Milano, ma dopo le perplessità sollevate dal territorio la consigliera delegata alla Pianificazione urbanistica, Caterina Lovo, ha annunciato un emendamento che porterà in Consiglio provinciale: invece di imporre subito gli obiettivi previsti per il 2030, ai Comuni potrebbe essere consentito di fermarsi per ora alla soglia del 25% prevista per quest’anno, aggiornando poi le riduzioni in base alle decisioni della Regione.

La soluzione

È il punto politico emerso dall’assemblea, che cerca così di spalmare sui prossimi quattro anni il taglio di 790 ettari diviso sui 205 Pgt comunali. Un taglio da intendere, però, come obiettivo teorico complessivo calcolato dalla Provincia prendendo come riferimento le previsioni urbanistiche al 2 dicembre 2014, data di entrata in vigore della legge regionale sul consumo di suolo. Su quella fotografia, scattata dodici anni fa, sono stati applicati criteri diversi Comune per Comune, tenendo conto del livello di urbanizzazione, del suolo disponibile, delle previsioni residue e del ruolo territoriale dei singoli centri.

Da quel calcolo deriva una riduzione media provinciale del 35,7%, pari a 789,5 ettari. Ma – ed è qui il nocciolo della questione - una parte del lavoro è già stata fatta. Dal 2014 ad oggi molti Comuni hanno modificato i propri Pgt e ridotto le vecchie previsioni edificatorie. Al 30 giugno 2025 la Provincia stimava infatti in circa il 19% la quota già cancellata dagli Ambiti di trasformazione su suolo libero individuati dodici anni fa, 2.214 ettari in totale. Ciò vuol dire che dei 790 ettari, 411 sono già stati depennati nel corso di questi anni. Ne rimarrebbero, dunque, 378 da ridurre facendo il conto Comune per Comune. In alcuni casi il saldo residuo può essere molto basso o nullo; in altri resta una quota ancora consistente.

Caso per caso

È qui che nasce il problema sollevato dai sindaci. «La discussione è stata molto propositiva - ha spiegato Lovo - Sono emerse alcune sensibilità del territorio», soprattutto perché la variante provinciale, arrivando ormai alla fine del 2026, «andava in adeguamento direttamente al 2030». Ed è proprio questo anticipo temporale a essere stato contestato. La consigliera ha ricordato che «l’indice vigente è il 25%», mentre il piano era stato costruito per accompagnare il territorio verso le soglie finali regionali, con il 45% sul residenziale e il 20% sulle altre funzioni urbane (la media si aggira sul 35% di cui sopra).

Da qui la richiesta di alcuni Comuni: procedere per tappe, adeguando gli indici man mano che Regione Lombardia definirà il percorso verso il 2030. Lovo si è quindi impegnata a emendare il testo e sottoporlo al voto del Consiglio provinciale. L’ipotesi è quindi quella di introdurre una tabella calcolata sulla soglia attuale del 25%, da aggiornare in base alle indicazioni regionali. L’obiettivo, ha spiegato, è «cercare di trovare la quadra su tutti», tenendo conto in particolare delle difficoltà dei centri più piccoli.

Il voto

L’assemblea ha intanto espresso parere favorevole alla variante. Secondo i dati riferiti da Lovo era presente circa il 45% degli aventi diritto (una novantina di sindaci), sopra il quorum del 30%. In 47 hanno votato a favore del nuovo Ptcp (il 51,6%), i contrari sono stati 30, il 33%, e 14 astensioni, pari al 15,4%. Nel voto ponderato, però, i sì hanno superato il 70%, anche grazie al voto favorevole del Comune di Brescia. Alcuni contrari e astenuti, ha riferito la consigliera, avrebbero votato sì se fosse stata già inserita la possibilità di fermarsi alla soglia 2026 e di adeguarsi poi progressivamente. Il parere favorevole consente ora alla Provincia di procedere verso l’adozione del Ptcp. La partita resta aperta sul calendario: il principio della riduzione del consumo di suolo non cambia, ma potrebbe cambiare la velocità con cui ogni Comune sarà chiamato a raggiungere il proprio obiettivo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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