In città il consumo di suolo accelera tanto da portare Brescia al terzo posto tra i capoluoghi lombardi. Dai 4,31 ettari netti del 2024 si passa ai 9,14 del 2025: è dietro soltanto a Milano e Bergamo per superficie persa nell’ultimo anno.
Il consumo del solo 2025 equivale a quasi metà dei 18,63 ettari netti persi nell’intero quinquennio 2019-2024. La serie aggiornata del rapporto Ispra 2026 permette di seguire il percorso cittadino: nel 2019-2020 il saldo era favorevole, con 4,85 ettari recuperati al netto delle nuove trasformazioni. Poi il consumo riparte: 8,58 ettari nel 2021, 0,94 nel 2022, 9,65 nel 2023 e 4,31 nel 2024. Il dato del 2025 torna vicino al picco del 2023, dopo il rallentamento dell’anno precedente.
Nell’ultima rilevazione non risultano ripristini a compensare le nuove superfici occupate. Il saldo coincide quindi col nuovo consumo lordo. Il confronto regionale misura la distanza dagli altri capoluoghi. Milano guida la graduatoria con 28,07 ettari netti, poco più del triplo di Brescia; Bergamo segue con 9,68, appena sopra il capoluogo bresciano. Bergamo e Brescia si muovono però in direzioni opposte: Bergamo scende dai 15,91 ettari del 2024, Brescia sale. Dietro, il distacco è netto: Cremona si ferma a 4,24 ettari, Mantova a 3,94 e Monza a 3,90. Seguono Lecco con 3,31, Lodi con 2,63, Varese con 1,81, Sondrio con 0,97, Pavia con 0,94 e Como con 0,27.
La classifica cambia se si guarda a quanto territorio è già stato trasformato. A Brescia le superfici artificiali raggiungono complessivamente 4.000,32 ettari, il 44,2% dell’area comunale: quasi la metà. Fra i capoluoghi lombardi è la quarta quota più alta, dopo Milano con il 58,8%, Monza con il 49,6% e Bergamo con il 45,7%. Il dato annuo racconta quindi una nuova accelerazione su un territorio già molto occupato. Nella graduatoria dei comuni bresciani, intanto, la città passa dall’undicesimo posto del 2024 al primo del 2025.



