Altri 225 campi da calcio persi in un anno, e il primato lombardo resta saldamente bresciano. Il consumo di suolo non rallenta: nel 2025 la provincia sacrifica altri 160,82 ettari, poco più di 1,6 milioni di metri quadrati. Una superficie che si aggiunge a quella trasformata negli anni precedenti, al ritmo di circa 4.400 metri quadrati al giorno.
Il conto arriva dal nuovo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), «Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio», presentato ieri a Roma. E aggiorna la fotografia pubblicata dal nostro giornale a settembre: cambiano alcuni protagonisti, ma il terreno continua a sparire.
Confronto
Il confronto fra i due anni della serie aggiornata lascia poco spazio alle buone notizie: dai 157,80 ettari di consumo netto del 2024 si passa a 160,82, quasi il 2% in più. Per dare una misura, sono circa 225 campi da 105 metri per 68, contro i 221 dell’anno precedente. Brescia precede Monza e Brianza, con 145,39 ettari, e la città metropolitana di Milano, con 145,33. Il totale provinciale delle superfici artificiali raggiunge così 50.496,75 ettari, il 10,57% del territorio. Un dato che comprende anche le trasformazioni più lontane nel tempo e risente della presenza delle vaste aree montane: la pressione non è distribuita in modo uniforme.
Lo mostrano anche i cambiamenti nella classifica comunale. Nel quinquennio 2019-2024 raccontato sulle nostre pagine erano Desenzano, Calcinato, Ghedi, Lonato e Montichiari a concentrare circa un terzo del nuovo consumo provinciale. Ora tutti e cinque frenano. Per misurare il rallentamento occorre però confrontare i singoli anni, senza confondere il totale di un quinquennio con quello di dodici mesi. Insieme passano dai 51,20 ettari del 2024 ai 13,95 del 2025: quasi il 73% in meno.
Chi sale e chi scende
A Desenzano il consumo annuo si dimezza, da 9,21 a 4,47 ettari; Lonato scende da 16,90 a 4,17, Montichiari da 11,44 a 2,39, Ghedi da 5,54 a 2,29. La frenata più marcata è quella di Calcinato, da 8,11 a 0,63 ettari. Sono riduzioni del nuovo consumo, non restituzioni di terreno alla natura. E i numeri da soli non dicono quanto dipenda dalle scelte urbanistiche e quanto dall’andamento dei grandi cantieri, a partire dalla Tav.
Se questi comuni rallentano, altri prendono il loro posto. Il capoluogo guida la graduatoria del 2025 con 9,14 ettari, più del doppio dei 4,31 del 2024. Alle sue spalle Leno compie il salto maggiore fra i casi di vertice: da 0,56 a 6,15 ettari, quasi undici volte tanto, dal 58° al secondo posto provinciale. Seguono Poncarale con 6,09 ettari, Ospitaletto con 5,97 e Montirone con 5,83. Fra i comuni già segnalati a settembre, Castegnato riduce invece il consumo da 5,95 a 0,65 ettari. Nell’intera provincia 137 comuni registrano un saldo positivo di consumo, 67 un saldo nullo e uno solo un saldo negativo.
L’eccezione è Sirmione, dove i ripristini superano le nuove trasformazioni e restituiscono un saldo favorevole di 3.100 metri quadrati. Ma il recupero resta la parte più esile del bilancio: nel Bresciano il nuovo consumo lordo interessa 162,36 ettari, mentre quelli ripristinati sono appena 1,54, contro i 2,95 del 2024. Meno dell’1% della superficie persa viene compensato. È la differenza fra questi due valori a produrre i 160,82 ettari di consumo netto.
In peggioramento
Un divario che si inserisce in un quadro regionale in peggioramento: la Lombardia perde 982 ettari netti, il dato più alto dal 2015 secondo Legambiente. L’associazione attribuisce gran parte del consumo bresciano a capannoni ed espansioni produttive.
«Questo evidente peggioramento è particolarmente grave per la Lombardia, che nel 2014 si è dotata, tra le prime regioni in Italia, di una legge per ridurre il consumo di suolo che, evidentemente, fino ad oggi ha fallito», osserva la presidente regionale Barbara Meggetto. La richiesta è di indirizzare le trasformazioni verso gli spazi già urbanizzati. Riutilizzare edifici e aree dismesse può evitare di occupare altro terreno; ripristinare il suolo significa invece restituirgli permeabilità e vegetazione.
Piogge e calore
Il tema riguarda anche la capacità dei territori di resistere al calore e alle piogge intense. «Ai suoli permeabili e coperti di vegetazioni viene assegnato un ruolo strategico per fronteggiare gli eventi estremi», sottolinea Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Fra gli esempi cita gli spazi da restituire ai fiumi per attenuare le alluvioni. In Lombardia i ripristini raggiungono 111 ettari, circa la metà nella città metropolitana di Milano.



