Il telefono vibra e lo sguardo si abbassa sullo schermo. Tanto, si pensa, basterà un attimo per leggere il messaggio. Intanto la bicicletta continua a muoversi e quando gli occhi tornano sulla strada, il pedone che attraversa o l’auto che rallenta sono già troppo vicini. È una scena che si ripete quotidianamente e racconta come, in un battito di ciglia, uno spostamento si possa trasformare in qualcosa di spiacevole. E ci dice anche perché sui pedali le regole contino.
I dati
La bici per Brescia, così come per tutte le grandi città, è una risorsa: alleggerisce il traffico, occupa poco spazio, rende più semplici tanti tragitti, aiuta a mantenersi in salute e difende l’ambiente. Sceglierla significa però guidare un veicolo, che richiede responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.
I dati della Polizia locale aiutano a mettere a fuoco questo equilibrio: 140 infrazioni accertate dall’inizio dell’anno al 5 ottobre e 172 incidenti con biciclette fra gennaio e settembre. Due conteggi distinti che descrivono comportamenti e situazioni da conoscere per prevenirne le conseguenze.
Il telefonino
Delle 140 sanzioni otto riguardano proprio il telefonino alla guida. «Cala la governabilità del veicolo e poi cala molto l’attenzione», osserva Giuliano Nateri, vice commissario della Locale. Una mano impegnata e lo sguardo altrove riducono la capacità di reagire. Il punto, sottolinea Nateri, «è soprattutto l’incolumità. Come Polizia locale a noi interessa la prevenzione di determinati atteggiamenti e fattispecie che possono creare danno».
Tra le voci delle infrazioni rilevate dagli agenti figurano anche 14 passaggi con il rosso, 14 transiti sui marciapiedi e altrettanti in senso vietato. Ci sono poi otto mancate segnalazioni di svolta, cinque omissioni di precedenza e tre casi di contromano. Non sono dettagli: attraversare senza rispettare il semaforo, comparire dalla direzione sbagliata o cambiare traiettoria senza avvertire rende difficile agli altri prevedere che cosa accadrà.
Andatura inadeguata
Sul marciapiede, invece, il rischio si trasferisce a chi cammina. La voce più frequente, con 26 contestazioni, è quella della velocità e del controllo inadeguato. Nateri spiega che riguarda la capacità di governare il mezzo e di tenere un’andatura adatta a evitare ostacoli e incidenti. Non basta dunque sentirsi padroni della bicicletta: serve poter reagire a ciò che succede sulla strada.

Dieci violazioni riguardano inoltre l’equipaggiamento non conforme, undici il trasporto di cose o animali, due la guida in stato di ebbrezza. Le 140 sanzioni non misurano da sole quanto siano diffusi questi comportamenti. «La bicicletta è priva di targa - ricorda Nateri - e l’accertamento richiede la presenza della pattuglia e il fermo del conducente, nel momento in cui si compie l’infrazione».
Il quadro degli incidenti mostra invece 88 scontri fra veicoli in movimento, 63 cadute, ribaltamenti o urti senza controparte, undici investimenti di pedoni e dieci eventi con altre dinamiche. Sono incidenti nei quali la bici è coinvolta, non necessariamente responsabile. Ma il dato delle cadute ricorda che il pericolo può presentarsi anche senza un altro mezzo. E non soltanto agli incroci: 94 sinistri, più della metà, sono avvenuti in rettilineo.
Nelle scuole
La prudenza riguarda tutti qualunque mezzo si stia usando e la prevenzione comincia dalla conoscenza della strada. La Locale la coltiva anche nelle scuole con Educastrada e percorsi pratici di guida. «Il velocipede è un veicolo», ribadisce Nateri, una frase da tenere a mente quando si sale in sella per continuare a scegliere la bici e condividere lo spazio urbano con maggiore sicurezza.




