La cultura della mobilità dolce ha fatto passi avanti e gli investimenti di Provincia e Comuni sulle piste ciclabili vanno in questa direzione. La rete già realizzata presenta però diverse criticità, che mappatura e manutenzioni puntano a ridurre.
«I problemi principali riguardano la qualità della progettazione, con tratti non collegati, la realizzazione e la manutenzione – spiega Giulio Maternini al convegno organizzato al Sancarlino –. Tutto questo aumenta il rischio di incidenti e incide sull’utilizzo dei percorsi. Entro il 2030 l’Ue ha fissato l’obiettivo di ridurre del 50% morti e feriti gravi sulle strade, ma gli incidenti diminuiscono ancora troppo lentamente. Ancora di più tra ciclisti e motociclisti. Investire sulla ciclabilità abbasserebbe anche i costi per la collettività, a partire da quelli umani e sanitari: in Italia ammontano a 18 miliardi, un miliardo per i soli ciclisti».
Codice della strada
La normativa in materia è ampia, a cominciare dal Codice della strada, «e talvolta crea confusione», rimarca Maternini. «Il decreto 557 del 1999 stabilisce parametri e norme sulle caratteristiche delle piste ciclabili – prosegue – e indica anche come non dovrebbero essere realizzate: niente restringimenti, percorsi che finiscono nel nulla, tratti frammentati o a ridosso dei parcheggi».
Marco Zani, presidente di Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta) Brescia, si occupa da vent’anni di mobilità ciclabile. «In Italia il 60% degli spostamenti è inferiore ai cinque chilometri e potrebbe essere compiuto in bicicletta – ricorda –. I ciclisti chiedono piste in sede propria, separate dalla carreggiata, una segnaletica migliore e luoghi dove lasciare le biciclette. È inoltre necessario che i progettisti tengano conto delle differenze tra ambito urbano ed extraurbano, dove aumenta la pericolosità per chi pedala».
«Il mercato si sta orientando verso le e-bike – osserva Andrea Liberini, operatore professionale del settore della mobilità ciclabile –. In Europa l’Italia è il sesto mercato, ma per le mountain bike premium è il primo. Un dato che indica come per gli italiani la bicicletta sia ancora più uno strumento per fare sport che un mezzo per spostarsi». Zani segnala però una tendenza diversa: «Dal nostro osservatorio vediamo che la bicicletta viene utilizzata sempre di più anche per gli spostamenti quotidiani».

