Cronaca

Chi sono i lefebvriani e perché sono stati scomunicati

Dal 1970 la Fraternità Sacerdotale San Pio X aggrega molti oppositori del Concilio Vaticano II. Nel 1976 l’incontro tra san Paolo VI e il fondatore Lefebvre, primo tentativo di un Papa di ricomporre la frattura
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

I quattro vescovi ordinati dai lefebvriani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
I quattro vescovi ordinati dai lefebvriani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ultraconservatori, oppositori del Concilio Vaticano II, scomunicati. I lefebvriani, come vengono chiamati i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X, da ieri sono i protagonisti di quello che è stato definito come un nuovo «scisma» all’interno della Chiesa cattolica.

Il primo luglio 2026 la Fraternità ha ordinato quattro nuovi vescovi nel proprio «quartier generale» a Econe, in Svizzera, senza mandato pontificio: un atto che ha fatto scattare la scomunica nei loro confronti da parte del Vaticano. Ma il dissidio tra la Chiesa di Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X viene da lontano ed è legato a divisioni teologiche e dottrinali profonde, che vanno avanti da decenni.

Lefebvre e lo scontro con il Vaticano

I membri della Fraternità sacerdotale San Pio X devono il proprio nome all’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, che nel 1970 a Friburgo fondò la Fraternità sacerdotale San Pio X, come «società di vita comune senza voti».

Lefebvre, sacerdote conservatore, si opponeva alle riforme del Concilio Vaticano II, svoltosi tra il 1962 e il 1965, in cui era stata riformata la liturgia e inaugurato un orientamento più aperto verso il mondo dei laici e le altre religioni.

La cerimonia di ordinazione dei nuovi vescovi a Econe, il primo luglio 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La cerimonia di ordinazione dei nuovi vescovi a Econe, il primo luglio 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Proprio il rinnovamento della liturgia – con la possibiltà di celebrare la messa non in latino ma nella lingua parlata dai fedeli – e il principio della libertà religiosa furono due princìpi conciliari osteggiati da Lefebvre: quest’ultimo, in opposizione alla Chiesa romana, negli anni Settanta aprì un seminario a Econe e cominciò a ordinare nuovi sacerdoti.

Da lì in poi gli attacchi al Vaticano si intensificarono, finché, nel 1988, Lefebvre fu scomunicato da san Giovanni Paolo II: come per quanto accaduto in questi giorni, anche in quel caso la ragione della scomunica fu l’ordinazione di quattro vescovi senza mandato papale. 

L’incontro con Paolo VI

Prima di Giovanni Paolo II, però, il dissidio con i lefrebvriani coinvolse – suo malgrado – un altro papa, Paolo VI, il pontefice che aveva chiuso i lavori del Concilio Vaticano II. Il 22 luglio 1976 Lefebvre venne sospeso dall’esercizio del sacerdozio da Montini, che definì quell’atto la «prima vera croce» del suo Pontificato.

L’11 settembre dello stesso anno, dopo aver ricevuto un biglietto di rammarico da parte dell’arcivescovo francese, Paolo VI ricevette Lefebvre a Castel Gandolfo: l’udienza durò circa quaranta minuti e il discorso tra i due venne stenografato, così che oggi è possibile conoscere la versione integrale di quel dialogo. 

San Paolo VI mentre ordina cardinale Wojtyla - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
San Paolo VI mentre ordina cardinale Wojtyla - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Le parole di Montini a Lefebvre furono nette: «La posizione da Lei presa è quella di un antipapa», disse Paolo VI all’arcivescovo, ammonendolo sulla gravità delle sue azioni rispetto all’unità della Chiesa. «Lei si trova in una posizione terribile – aggiunse –. Compie atti, davanti al mondo, di estrema gravità. Rifletta e tiri le giuste conseguenze della sua insostenibile posizione». 

Lefebvre, tuttavia, non cambiò atteggiamento verso la Chiesa e, nel 1988, si arrivò alla scomunica da parte di Wojtyla.

Le posizioni estreme

Lefebvre morì nel 1991. Con lui, nel 1988, erano stati scomunicati anche i vescovi da lui ordinati: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Nel 2009 papa Benedetto XVI tolse loro la scomunica, nel tentativo di ricomporre la frattura. 

I lefebvriani, però, assunsero posizioni sempre più estreme. Uno dei vescovi ordinati dal fondatore della Fraternità, Williamson, in un’intervista del 2008 espresse opinioni negazioniste dell’Olocausto, mentre posizioni antisemite furono assunte anche da monsignor Fellay, che nel 2012 definì gli ebrei «nemici della Chiesa» alla stregua, a suo dire, di «modernisti» e massoni.

Ai lefebvriani si sono avvicinati movimenti di estrema destra. Alla cerimonia di ordinazione dei vescovi a Econe del primo luglio 2026 erano presenti, tra gli altri, anche esponenti di Forza Nuova, assieme al loro segretario Roberto Fiore, e l’ex europarlamentare leghista, ora in Futuro Nazionale, Mario Borghezio.

I lefebvriani oggi

Per tentare di ricucire la frattura, Benedetto XVI istituì anche la pontificia commissione «Ecclesia Dei», che però non riuscì a ricomporre lo scisma. Nel 2019 papa Francesco soppresse la «Ecclesia Dei» e trasferì il dossier dei lefebvriani al Dicastero della dottrina della Fede (l’ex Sant'Uffizio).

La folla alla messa per l'ordinazione dei vescovi lefebvriani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La folla alla messa per l'ordinazione dei vescovi lefebvriani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Oggi la Fraternità conta circa 733 sacerdoti, sei vescovi, 145 fratelli professi, 250 suore oblate, 268 seminaristi e circa mezzo milione di fedeli e raggruppa molti continuatori della Chiesa precedente al Concilio Vaticano II, fedeli alla liturgia della messa in latino e contrari all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Guidata a lungo, dopo la morte di Lefebvre, da Bernard Fellay, dal 11 luglio 2018 la Fraternità ha come superiore l’italiano Davide Pagliarani.

La scomunica

Il giorno dopo l’ordinazione senza mandato papale, per i lefebvriani coinvolti è arrivata la scomunica dal Vaticano. I religiosi interessati sono i due celebranti, Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, e i vescovi neo-consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.

Nei giorni precedenti la cerimonia di ordinazione, papa Leone XIV aveva lanciato un appello per provare a fermare i lefebvriani dal compiere il rito, che sarebbe costato loro la scomunica: «Colmo di affetto cristiano vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».

Nell’omelia della messa di ordinazione, il superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani, ha replicato al Papa con queste parole: «Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo noi non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori». Nonostante il rischio di scomunica, Pagliarani ha detto che i membri della Fraternità sono «pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa».

Cosa succede ora

Questa mattina la Santa Sede, tramite decreto firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha comunicato la scomunica «latae sententiae» – quella che scatta in automatico per aver commesso una certa azione – dei sei sacerdoti protagonisti dell’ordinazione a Econe. 

I fedeli cattolici e i sacerdoti sono invece esortati «a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X».

Il Vaticano ha anche avvertito che sono da ritenersi «scismatici e scomunicati» anche i laici che «aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X». 

Sono infine considerati privi di validità, secondo il Vaticano, matrimoni e confessioni amministrati dai sacerdoti lefebvriani – il quali, scrive la Santa Sede, «amministrano illecitamente i sacramenti». Ma per i fedeli una porta resta aperta: la Chiesa – si legge nella nota – «come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione».

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