Opinioni

Tradizione contro unità, lo scisma ritorna a Ecône

I lefebvriani si autorappresentano come tutto, ponendosi come alter ego nientemeno che del papato stesso. Ma restano un pezzo del cattolicesimo, come constateranno una volta risvegliatisi dall’eccitazione del momento
Francesco Bonini

Francesco Bonini

Editorialista

I quattro vescovi ordinati dai lefebvriani - Foto Epa/Cyril Zingaro © www.giornaledibrescia.it
I quattro vescovi ordinati dai lefebvriani - Foto Epa/Cyril Zingaro © www.giornaledibrescia.it

Migliaia di persone, un migliaio di sacerdoti, religiosi e religiose, cinque ore di rito antico: ad Ecône, nel paesaggio alpestre svizzero non distante dai confini francese e italiano, la Fraternità san Pio X, i lefebvriani, ha messo in scena la sua auto-rappresentazione. Ovvero lo scisma.

Quattro nuovi vescovi ordinati da due vescovi già scomunicati in quanto a suo tempo ordinati da mons. Levebvre senza mandato pontificio. La scomunica era stata poi revocata per favorire una composizione, ma questo atto rilancia lo scisma. Parola antica per un processo non nuovo, la creazione di una Chiesa su misura. Un po’ come accade nell’universo evangelico, dove si moltiplicano i soggetti.

Ma con un paradosso per chi si definisce cattolico. Rivendicando la fedeltà alla tradizione si sconvolge il dato che struttura la tradizione, ovvero la continuità apostolica e il primato di Pietro, ovvero del Papa. A Ecône è andata in scena la costruzione di una Chiesa su misura che utilizza i materiali della tradizione per costruire qualcosa d’altro, a misura di una società post-moderna, fatta di bricolage di frammenti. Per cui un pezzo si auto-rappresenta come tutto ponendosi come alter-ego nientemeno che del papato stesso. Magari strumentalmente pensando di influenzarlo. Ma la fraternità, che si vuole irrobustire con le ordinazioni episcopali illegittime, resta un pezzo, come constaterà una volta risvegliatasi dall’eccitazione del momento.

Papa Leone XIV - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it

La cerimonia di Ecône era stata preceduta da diversi contatti e soprattutto da una accorata lettera dello stesso papa Leone XIV, che si concludeva con una preghiera per la Fraternità tutta «perché lacerare la tunica inconsuntile di Cristo è un peccato di estrema gravità». La lettera del Papa, eletto poco più di un anno fa proprio con lo specifico mandato di rinsaldare l’unità della Chiesa dopo non poche tensioni, si concentra anche su un altro dato, che vale la pena sottolineare, ovvero «il bene spirituale dei fedeli». Che, al di là dell’ideologia lefebvriana, è il vero punto.

Esiste una porzione di cattolici che resta affascinata dal rito tradizionale pre-conciliare. Sia pure: il punto è che la forma non deve pregiudicare la sostanza. E questo è il dérapage ideologico lefebvriano. Dunque nell’unità, possono essere possibili «percorsi», come si legge nella lettera, ovviamente nella chiarezza dei presupposti, senza compromessi di sorta, che peraltro già sono in atto.

Dal punto di vista sostanziale, sempre in chiave di paradosso post-moderno, nella cerimonia di ordinazione episcopale si è riproposta la rappresentazione caricaturale del Vaticano II, denunciato come mero antropocentrismo, mentre è evidente che il suo nucleo è stato giustamente definito come «cristocentrismo aperto» (e come tale fondante anche dialogo, diritti e libertà, a partire dalla libertà religiosa, intesa nel senso, non accettato a suo tempo da mons. Lefebvre, ovvero la libertà anche di non aderire alla fede).

Strumentalmente la comunità lefebvriana infatti aderisce a quell’«ermeneutica della rottura» che un certo progressismo aveva enfatizzato fin dagli anni sessanta e che ora viene rilanciata dall’opposto estremo, sempre in termini assoluti e radicali. Conformemente allo spirito dei tempi, tempi di guerra, verrebbe da chiosare. Ma sono proprio questi tempi quelli in cui la testimonianza cristiana non può che essere, all’opposto, quella del dialogo con tutti, della fraternità e di una sana varietà, che è la modalità apostolica dell’unità.

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