Scalare il monte Guglielmo e raggiungerne la vetta come si affrontano le difficoltà della vita per ritrovare benessere, fisico o emotivo, perché «non esistono sentieri impossibili quando una comunità decide di camminare insieme».
Collaborazione
È l’impresa con cui si sono cimentati domenica scorsa centottanta uomini e donne portatori di Sla e le loro famiglie, ma anche i settanta volontari che li hanno portati fino a quota duemila metri utilizzando carrozzine fuoristrada mono ruota «joilette» e diciotto mezzi con quattro ruote motrici. La quarta edizione della «Salita inclusiva» al monte Guglielmo è stata organizzata da Aisla Brescia, che l’ha intitolata «se la montagna non va da Aisla, Aisla va alla montagna». La giornata ha preso il via per quasi tutti all’alba, ma i partecipanti all’avventura si sono trovati alla Croce di Marone alle 9.30.
Da lì uomini e donne su carrozzine speciali, gli assistenti-faticatori (provenienti da diverse realtà associative e sportive della provincia e dalla Croce Bianca) e le macchine si sono arrampicati lungo la salita per quattro ore, e hanno raggiunto la metà del Redentore nel primo pomeriggio, godendo di un bel sole caldo ma anche dell’aria fresca dell’alta montagna.
A rendere possibile l’iniziativa è stata la straordinaria rete di collaborazione, creata a partire dai Cai di Lumezzane e Gavardo, e dall’Associazione Ugolini, che hanno messo a disposizione le carrozzine fuoristrada e soprattutto i volontari spingitori, determinanti nel consentire alle persone con disabilità motoria di affrontare il percorso. Al loro fianco, il Gsa San Giovanni di Polaveno ha contribuito con supporto organizzativo e logistico lungo la salita, mentre il Consorzio cinghialai Brescia 1 ha fornito i diciotto mezzi a quattro ruote motrici. L’organizzazione è stata completata dalla presenza di mezzi di riserva e squadre aggiuntive pronte a intervenire in caso di necessità, tra cui il Gruppo paracadutisti di Lumezzane.
Il ricordo
L’accoglienza ai camminatori al termine della salita è stata curata dal Rifugio Almici, che oltre a preparare il pranzo ha compiuto un gesto di generosità offrendo cibo e bevande ai volontari che per ragioni di spazio non hanno trovato posto in sala. La giornata è stata dedicata al ricordo di Cinzia, Ermanno e Angiolino, persone che hanno lasciato un segno profondo nella comunità di Aisla Brescia e che continuano a essere fonte di ispirazione per chi ogni giorno affronta la sfida della Sla.



