Cronaca

Cavalieri del lavoro bresciani: Azzi, quando il credito ha un’anima

Dalla lezione delle Casse rurali alle sfide odierne, tra sviluppo del territorio e nuove generazioni: «La persona viene prima del profitto, ce lo ricorda anche la Magnifica Humanitas di Leone XIV»
Adriano Baffelli
Alessandro Azzi
Alessandro Azzi

 Il lavoro come responsabilità, servizio alla comunità e occasione per costruire relazioni di valore. L'impresa come motore di sviluppo, ma anche come espressione di una cultura che mette al centro le persone. È una visione che attraversa la lunga esperienza professionale e umana di Alessandro Azzi, avvocato e figura di primo piano del credito cooperativo italiano, nominato Cavaliere del Lavoro nel 2011. Con lui prende il via il viaggio del Giornale di Brescia alla scoperta dei Cavalieri del Lavoro bresciani: protagonisti di storie imprenditoriali e professionali diverse, accomunati dall'impegno e dal contributo alla crescita economica e sociale del territorio.

Azzi ricevuto al Quirinale da Napolitano
Azzi ricevuto al Quirinale da Napolitano

Nato a Montichiari e cresciuto a Carpenedolo, Azzi si è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1973 e dal 1977 esercita la professione di avvocato. Presidente della Bcc del Garda dal 1985 al 2019, ne è tuttora consigliere di amministrazione. Dal 1991 guida la Federazione lombarda delle Banche di credito cooperativo ed è stato presidente di Federcasse, la Federazione italiana delle Banche di credito cooperativo e Casse rurali, dal 1991 al 2017. Ha inoltre presieduto per due mandati Iccrea Holding e ricoperto diversi incarichi nell'Associazione bancaria italiana (Abi), di cui è stato consigliere e membro del comitato esecutivo dal 1992 al 2016 e vicepresidente dal 2008 al 2010.

Un impegno che si estende al mondo sociale e formativo. Dal 2000 presiede la Fondazione Tertio Millennio, nata nell’ambito del credito cooperativo per sostenere progetti di solidarietà in Italia e all’estero. Già componente dei consigli di amministrazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, dal 2023 siede nel consiglio di amministrazione della Fondazione Poliambulanza.

Cavalier Azzi, partiamo dal significato del lavoro. Che cosa rappresenta per lei?

«Credo di condividere con molti lettori di questo giornale la convinzione che il lavoro sia molto più di un impegno professionale, sia senso di responsabilità e desiderio di dedicare parte del proprio tempo nel servizio al bene comune, oltre che nella realizzazione delle proprie aspirazioni. Il lavoro non si misura solo nei risultati economici, ma anche nella capacità di generare opportunità, fiducia, relazioni di valore e miglioramento della vita delle persone».

Rammenta quale fu la sua reazione emotiva alla notizia di essere stato nominato Cavaliere del Lavoro?

«Era il 2011, alla fine di maggio. Ricordo di aver pensato a mio padre, scomparso prematuramente quando avevo da poco intrapreso il mio percorso professionale. Si chiamava Lorenzo, era avvocato. Un grande esempio di impegno umano e lavorativo. Con un po’ di commozione pensai che sarebbe stato orgoglioso di suo figlio per un riconoscimento, che andava non tanto a me, quanto a tutto il Credito Cooperativo che rappresentavo alla presidenza della Federazione Italiana».

Un intervento di Alessandro Azzi
Un intervento di Alessandro Azzi

Che cos’è per lei un’impresa?

«Il concetto di impresa è ricco di significati. Parliamo soprattutto di piccole, a volte piccolissime, realtà dinamiche, spesso legate a storie familiari dalle radici antiche, con una forte vocazione industriale e manifatturiera, caratterizzate da una cultura del lavoro instancabile. Ricordiamo anche la rilevanza, per la comunità bresciana e lombarda, degli attori dell’economia sociale e del mondo cooperativo».

Considerando le sue posizioni, attente alla dottrina sociale della chiesa, a quel mondo cattolico dove affondano le radici del movimento creditizio cooperativo, che cosa è l’impresa creditizia?

«La nascita della cooperazione di credito in Italia risale alla fine dell’Ottocento, ispirata anche dal messaggio dell’Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. Le prime Casse Rurali resero possibile l’accesso al credito alle fasce di popolazione fino ad allora escluse e in balìa dell’usura. Nel Bresciano, ci sono state figure come Monsignor Giacomo Zanini, un sacerdote nominato Cavaliere del Lavoro nel 1924. Una personalità centrale, a cavallo dei due secoli, per la comunità di Tremosine sul Garda e per la sua Cassa Rurale (ora Bcc Garda ndr)».

In tema di credito e tassi legati all’inflazione, come si conciliano redditività della banca e sostegno alla crescita reale?

«La nostra tradizione, ce lo ricorda anche la Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, afferma che la persona viene prima del profitto e che l’economia deve servire il bene comune. Nel caso della cooperazione di credito il discorso è ancora più netto e definito a partire dallo Statuto delle Bcc. Tutta l’azione dev’essere volta al sostegno dell’economia reale e del benessere sociale, culturale e ambientale della comunità in cui opera. Non vi sono azionisti da remunerare, ma soci e clienti che vivono e lavorano in uno specifico territorio. La raccolta viene reinvestita, con il credito e la beneficenza, nel sostegno di imprese, famiglie e associazionismo locali. Gli utili non vengono redistribuiti, ma consolidano il patrimonio della banca, quindi dei soci stessi e della comunità».

Giovani e accesso al credito: per una generazione con contratti precari, quali strumenti utilizzare per favorire l’acquisto di una casa o per finanziare un giovane che vuole aprire o rilevare un’attività imprenditoriale?

«Occorre offrire ai giovani strumenti per costruire il proprio futuro, rendendoli protagonisti della vita economica e sociale. Oltre a mutui agevolati per l’acquisto della prima casa o finanziamenti per start-up innovative e nuove attività, il Credito Cooperativo sostiene le giovani generazioni e le incoraggia perché assumano ruoli sempre più attivi nelle comunità e gestiscano in modo consapevole e autonomo previdenza e risparmio».

Intrecciando profitto e funzione sociale, come commenta l’etica del credito?

«Nel caso delle Bcc l’etica del credito non è un’aggiunta facoltativa, né si realizza con la beneficenza fatta dopo aver realizzato i profitti. Il ruolo economico e quello sociale vanno di pari passo e ciò ora è riconosciuto anche nel Piano di azione del Governo italiano per l’Economia sociale, che indica il Credito Cooperativo come soggetto protagonista di questa straordinaria area economica».

Il Cavalier Azzi ci ricorda infine che le Bcc negli anni hanno molto contribuito alla crescita delle comunità italiane e allo sviluppo della democrazia economica, di cui sono palestre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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