Ad aprire l’elenco dei circa 110 Cavalieri del lavoro bresciani, sia nativi sia d’adozione industriale, insigniti dell’ambito e prestigioso riconoscimento dal 1902 ad oggi, sono Carlo Gorio ed Ercole Strada. L’onorificenza era stata istituita l’anno prima dal governo presieduto dal bresciano Giuseppe Zanardelli. Ricordiamo gli aspetti salienti delle due figure.
Carlo Gorio nasce a Gabiano, l’attuale Borgo San Giacomo, da un padre ricco proprietario terriero e dopo la laurea in Giurisprudenza si dedica all'agricoltura, operando e vivendo tra il paese natale e Ovanengo, frazione di Orzinuovi. Condivide le idee liberali di Zanardelli e nel 1870 entra alla Camera dei deputati, iniziando una lunga carriera politica e amministrativa.
Si rende protagonista di rilevanti iniziative a supporto dell’economia agricola, attivandosi anche a livello legislativo, grazie anche al ruolo rivestito a Brescia di presidente dei Comizi agrari, l’associazione degli agricoltori del tempo, dell’Associazione zootecnica, della Scuola agraria Pastori. Con l’intento di contribuire a limitare gli effetti degli elevati interessi sui finanziamenti agrari, è tra i fondatori del Credito agrario bresciano. Dal 1904 fu vicepresidente della Camera. Fu presidente, fin dalla sua costituzione, del Consiglio superiore per gli interessi serici, del Consiglio superiore zootecnico e vicepresidente del Consiglio superiore delle acque e foreste.
Ercole Starda
Ercole Strada è invece, in ordine cronologico, il primo bresciano a ricevere l’onorificenza al Merito del lavoro, nel giugno 1902, seguito da Gorio nel luglio dello stesso anno. Si stabilì nel podere di Santa Maria a Pralboino nel 1873. Un fondo di circa 300 ettari, incolto e malarico, acquistato nel 1870. In dieci anni di lavoro lo trasformò completamente. Inquadrò tutti gli appezzamenti, eliminando i dislivelli e distribuendo simmetricamente i campi e le coltivazioni. Introdusse nuove colture e nuovi metodi: la concimazione chimica e l’irrigazione intermittente che, adottata poi anche dagli altri agricoltori, rese più produttive le risaie ed estirpò la malaria. Costruì strade e un canale di irrigazione lungo quindici chilometri per una distribuzione regolare delle acque. Nel 1883 per la bonifica del podere di Santa Maria ottenne un contributo pubblico di tremila lire. Il podere fu addotto a modello nella Guida per portare le terre ad alta fertilità di padre Bonsignori, pubblicata nel 1897. Con sussidio governativo realizzò anche un canale d’irrigazione lungo venticinque chilometri, il Cavo Bambinello.
Imprenditori
Nei decenni successivi il riconoscimento premiò l’attività di molti dei cognomi più conosciuti dell’imprenditoria, tra i quali: Tempini, Folonari, Wührer, Beretta, Franchi, Marzoli, Lucchini, Gnutti, Camozzi. Il cavalierato che premia dedizione all’impresa e al lavoro è stato conferito anche a due monsignori: Giovanni Bonsignori e Giacomo Zanini, entrambi per il settore agricoltura. Bonsignori per via dell’opera di promozione umana, scientifica, sociale e morale intrapresa, debellando le malattie infettive e incrementando la produzione. In particolare, per aver fondato una colonia agricola per figli di contadini e agricoltori, nata dall’incontro con padre Giovanni Piamarta che, grazie a un’eredità, acquistò a Remedello un fondo di 144 ettari, pensando di realizzare per i ragazzi di campagna un’iniziativa analoga all’Istituto Artigianelli, che avviava all’industria i giovani provenienti dalla campagna. La colonia nacque nel 1895, la scuola di agricoltura nel 1896 e segnò una completa trasformazione del territorio. Introdusse la rotazione agraria e la coltivazione del pomodoro, furono migliorate le vigne, ampliati i fabbricati, allevate le migliori razze bovine e impiegate le macchine.
Zanini, in quanto giovane parroco di Vesio di Tremosine, seppe affrontare una situazione economica e sociale disastrosa: i terreni erano abbandonati, il bestiame decimato, l’usura esercitata su vasta scala, l’intera zona spopolata a causa dell’emigrazione. Si fece promotore della rinascita locale con tenacia e intelligenza per decenni. Incominciò raccogliendo le poche risorse del paese e fondando la prima latteria sociale. Sviluppò l’allevamento dei bovini, introducendo la razza bruna alpina. Nel 1896 istituì la Cassa rurale di Vesio, contribuendo a sconfiggere l’usura. Per suo impulso fu costruito l’asilo infantile e realizzate nuove strade di collegamento. Fondò il Consorzio montano di rimboschimento per assicurare un più razionale utilizzo di boschi e pascoli, una centrale idroelettrica per la distribuzione di luce e forza motrice, una ghiacciaia e un consorzio per l’allevamento dei bachi.




