Cronaca

«Noi non possiamo entrare»: cartelli razzisti nei parchi della Valtrompia

Il messaggio accompagnava l’effigie di due giovani dalla pelle scura: i manifesti sono stati rimossi poco dopo il ritrovamento, condanna unanime della politica
Barbara Fenotti
Uno dei cartelloni affissi a Gardone (da Facebook)
Uno dei cartelloni affissi a Gardone (da Facebook)

Nei parchi pubblici di Sarezzo, Gardone Valtrompia, Lumezzane e Collio sono comparsi cartelli razzisti raffiguranti due giovani dalla pelle scura, un simbolo di divieto e la scritta in più lingue «Noi non possiamo entrare». I manifesti sono stati affissi nella notte tra martedì e mercoledì agli ingressi delle aree verdi, richiamando nella grafica la segnaletica che vieta l’accesso, ad esempio, agli animali. Una provocazione che ha suscitato la condanna delle istituzioni locali. I cartelli sono stati rimossi poco dopo il ritrovamento.

L’iniziativa sarebbe stata rivendicata sui social dal comitato bresciano «Remigrazione e riconquista», che riunisce organizzazioni dell’estrema destra locale e che aveva promosso una prima iniziativa pubblica in città nel dicembre dello scorso anno.

Condanna unanime

A Sarezzo (da Facebook)
A Sarezzo (da Facebook)

A Gardone Valtrompia le affissioni hanno interessato due luoghi precisi: il parco del Rovedolo e quello del Mella. L’Amministrazione comunale ha preso le distanze dall’accaduto, ribadendo che «nessuno deve essere escluso dalla frequentazione degli spazi pubblici». Il Comune ha ricordato gli interventi attuati per migliorare la sicurezza e la vivibilità delle aree verdi, dalla sorveglianza della Polizia locale e dei carabinieri all’installazione di numerose telecamere.

Il nuovo regolamento di Polizia urbana prevede inoltre il Daspo per comportamenti contrari al decoro pubblico. «Noi, come amministratori, ci assumiamo la responsabilità che l’uso sia fatto nel rispetto delle regole previste, a vantaggio di tutti quanti li utilizzano» sottolinea l’Amministrazione.

La condanna è arrivata anche dal presidente della Comunità Montana di Valtrompia, Massimo Ottelli, che ha definito l’accaduto un «atto deplorevole, che va respinto con fermezza». Il presidente ha richiamato il clima di tensione che si registra anche nelle comunità locali, sottolineando come questo non possa in alcun modo giustificare comportamenti discriminatori e ribadendo la necessità di rispettare le persone e le leggi.

«Parchi aperti a tutti»

A Sarezzo è intervenuto l’assessore comunale Giovanni Gatta, che ha definito l’iniziativa «da condannare con fermezza». «Sarezzo è una comunità fondata su convivenza e rispetto reciproco. Continueremo a lavorare, con cittadini e associazioni, per parchi curati, sicuri e aperti a tutti» ha dichiarato. Sull’episodio ha preso posizione anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini, che ha richiamato le discriminazioni introdotte dalle leggi razziali del 1938 e i divieti di ingresso imposti agli ebrei nei locali pubblici.

Pollini ha parlato di un «episodio che rievoca alcune delle pagine più buie della storia della nostra Nazione» denunciando un clima d’odio particolarmente preoccupante in un territorio nel quale l’immigrazione ha contribuito, attraverso il lavoro, allo sviluppo delle imprese e dell’economia locale. La consigliera ha infine auspicato un intervento delle autorità nei confronti di chi ha rivendicato le affissioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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