La morte di Maurizio Trenta, vittima di un malore fatale mentre lavorava sul tetto di un’abitazione a Trenzano, riaccende i riflettori sul rispetto dell’ordinanza anti-caldo entrata in vigore il 10 giugno che vieta fino al 23 settembre il lavoro all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei giorni con rischio alto. Quanti carpentieri o agricoltori sospendono effettivamente il lavoro fino all’orario indicato? È questo l’interrogativo che ci si è posti almeno una volta dall’avvio del provvedimento.
Tra strade e palazzi
In un inizio agosto (ancora) rovente la città svuotata di bresciani in vacanza si mostra costellata di barriere, gru e ruspe. È il panorama disegnato dal programma di interventi annunciato dalla Loggia per l’estate. Si sfrutta il basso flusso di traffico, è l’occasione per creare meno disagi. E se al mattino i rumori riempiono il vuoto lasciato da chi è partito, ora regna il silenzio. Nei cantieri pubblici che coinvolgono strade e sottoservizi il rispetto delle regole è rigoroso: via Cremona, viale della Bornata, via Milano. Tutto fermo.
«Chi lavora per i servizi pubblici è molto attento al divieto, ci impongono l’assoluto rispetto», racconta un operaio mentre sta salendo sul furgoncino. Su via Diaz la fascia di protezione è scattata da dieci minuti e si continua a lavorare protetti dall’ombra degli alberi, ma si sfora di poco. Con l’ora x scoccata, i motori si spengono e gli attrezzi vengono caricati sui camion. Pausa. In viale Piave qualche rumore arriva dalla scuola primaria Ungaretti, da mesi oggetto di un massiccio intervento di riqualificazione strutturale. Gli operai ci sono, ma stanno lavorando all’interno dello stabile, non sotto il sole battente. All’ingresso è apposto anche un vademecum in quattro lingue con i consigli da seguire per evitare i rischi dello stress da calore.

Le regole
Quattro le regole fondamentali: «Attenzione alle temperature, formazione e informazione, prevenzione da colpi di calore e disidratazione, dispositivi adeguati». A fianco un altro avviso con dieci regole per evitare infortuni sul lavoro. La parola d’ordine è sicurezza. Le incognite sembrano allora abitare nelle case private in ristrutturazione. Da San Polo a Porta Milano, da Porta Venezia al centro intorno alle 15 le impalcature appaiono però libere, a mostrare un rispetto delle norme diffuso da parte delle imprese. La salute prima di tutto.

Gli ambiti
Il divieto imposto dalla Regione Lombardia riguarda, infatti cantieri edili all’aperto e cave, ma anche i settori agricolo e florovivaistico, nei giorni e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate segnala, alle 12, un livello di rischio alto e qualora le misure di prevenzione adottate non siano sufficienti a ridurre i rischi per la salute.
La violazione del divieto può comportare le sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice penale, ovvero multe o persino l’arresto fino a tre mesi. Con i cambiamenti climatici in corso e l’innalzamento esponenziale delle temperature per periodi più prolungati, il provvedimento regionale anti-caldo potrebbe allora diventare più di una sperimentazione.



